Farmacie private, in provincia di Reggio 600 lavoratori senza contratto da agosto 2024

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Nelle 79 farmacie di Reggio e provincia aderenti a Federfarma, oltre seicento lavoratori e lavoratrici aspettano ancora oggi il rinnovo del contratto nazionale, scaduto nell’agosto del 2024. Un’attesa “non più accettabile”, secondo Cisl Emilia Centrale, soprattutto alla luce di due fattori: la solidità economica del settore e il ruolo centrale assunto dalle farmacie nella sanità territoriale.

“Non stiamo parlando di un comparto in difficoltà”, sottolinea Simone Zannoni, componente della segreteria di Fisascat Cisl Emilia Centrale: è la stessa Federfarma, nel suo rapporto “La farmacia italiana 2025”, a scrivere che il fatturato è aumentato del 2,6% e che in Italia il numero di farmacie cresce costantemente. Un’elaborazione del sindacato sul fatturato medio permette di inquadrare il perimetro del giro d’affari delle farmacie private reggiane, stimabile in una forbice compresa tra i 94 e i 110 milioni di euro. Di fronte a queste cifre, secondo Zannoni “sentirsi dire che riconoscere adeguatamente competenza, disponibilità e responsabilità ‘non è sostenibile’ significa svalutare il lavoro e indebolire un servizio essenziale”.

Negli ultimi anni la farmacia è diventata molto più di un punto vendita: è un presidio sanitario di prossimità, una cerniera tra cittadini e sistema pubblico, che lavora in stretta connessione con medici di medicina generale e servizi territoriali. Per i cittadini, la farmacia è oggi un luogo dove si possono effettuare controlli e test, aderire a programmi di prevenzione, ricevere supporto informativo e svolgere pratiche che, fino a poco tempo fa, erano appannaggio esclusivo di altri canali sanitari. Il personale contribuisce anche alla gestione del rapporto con il Servizio sanitario attraverso attività come prenotazioni di visite ed esami, supporto all’uso dei servizi digitali e, dove previsto, aggiornamento e gestione di informazioni legate al Fascicolo sanitario elettronico.

“In particolare nelle aree più periferiche e nei comuni meno serviti, la farmacia è spesso l’avamposto sanitario più vicino, quello che tiene insieme accessibilità, continuità e presidio sociale”, evidenzia Zannoni: “Più cresce questa funzione pubblica, più è evidente l’assurdo: aumentano le responsabilità, non aumentano salari, tutele e riconoscimento. E intanto si continua a rinviare un rinnovo contrattuale dovuto”.

La trattativa si è arenata su alcuni nodi concreti: aumento salariale (la richiesta è di 360 euro lordi a regime), riconoscimento economico certo di giorni festivi, turni notturni e reperibilità, valorizzazione delle professionalità e regole chiare su organizzazione e carichi di lavoro. “Il 2026 deve essere l’anno della svolta”, conclude Zannoni: “O arriva un contratto degno di un presidio sanitario moderno, oppure la categoria non resterà in silenzio. Non esiste ‘mancetta’ che possa comprare professionalità, notti, festivi e responsabilità: se Federfarma fa muro, troverà davanti il muro di 600 persone stanche di aspettare”.



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