Si rompe il confronto tra la reggiana NewPrinces e i sindacati sul futuro dell’ex Carrefour Italia. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato lo stato di agitazione e assemblee in tutti i luoghi di lavoro del Gruppo GS. Non è stato ancora annunciato uno sciopero nazionale, ma la vertenza coinvolge l’intera rete italiana.
La rottura è arrivata nell’incontro del 16 ottobre. Secondo la ricostruzione sindacale, il presidente Angelo Mastrolia ha annunciato l’interruzione delle relazioni sindacali e del percorso di assunzione dei lavoratori in appalto nella controllata New Services. Avrebbe inoltre attribuito parte delle difficoltà aziendali al comportamento dei dipendenti, prospettando un inasprimento delle contestazioni e una riduzione del costo del lavoro nel 2027.
All’origine dello scontro anche i contratti applicati al personale degli appalti, giudicati dai sindacati non coerenti con le attività svolte. Le organizzazioni denunciano accordi sull’organizzazione del lavoro disdetti, problemi nella rete in franchising, stipendi non pagati da alcuni gestori e incertezze sugli investimenti. Chiedono di chiarire tempi e sedi delle ristrutturazioni e del cambio d’insegna.
La vertenza investe una delle operazioni più importanti del gruppo con sede a Reggio Emilia, già Newlat, che ha perfezionato l’acquisizione di Carrefour Italia nel dicembre 2025. L’ingresso nella grande distribuzione affianca alla produzione alimentare una rete commerciale nazionale, con l’obiettivo di integrare fabbriche, marchi e supermercati.
Nel piano illustrato a luglio la rete Princes Retail contava 982 punti vendita in tredici regioni, di cui 248 diretti e 734 in franchising. Il progetto prevedeva il ritorno dello storico marchio GS, investimenti nei negozi e nella logistica e la continuità dei rapporti di lavoro. I sindacati avevano accolto con interesse gli impegni, chiedendo verifiche sulla loro attuazione.
A tre mesi di distanza, il confronto si è fermato sul costo del personale e sulle condizioni contrattuali. Restano aperte anche le richieste di chiarimento sulle scelte commerciali e sui risultati dei nuovi assortimenti. Le assemblee porteranno ora nei punti vendita le ragioni della mobilitazione, mentre i sindacati chiedono di riaprire il tavolo sulle conseguenze del piano per occupazione, diritti e condizioni di lavoro.






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