“Esco nuda”, il candido grido di disaccordo di Cecilia Quadrenni

Cecilia Quadrenni – Esco Nuda | credits Angelo Trani

Non fa chiasso attorno, ma la voce eterea di Cecilia Quadrenni è fuori, nel nuovo singolo “Esco nuda” (Solidea Records), un brano per rivendicare il bisogno e il diritto di mostrarsi agli altri senza filtri, senza il timore di un giudizio accidentale.

Cosa ti spaventa di più Cecilia, oggi, da donna, del mondo esterno?
Mi spaventa il fatto che, nonostante si siano fatte tante battaglie per rivendicare i diritti delle donne, non ci sia ancora piena libertà. La vita è un’avventura che vale la pena affrontare senza compromessi, ma nel raccontare i propri gusti sessuali, ad esempio, le proprie esperienze, una donna inevitabilmente viene etichettata male.

Ci si deve costantemente guardare le spalle: non prendiamoci in giro, è ancora molto difficile poter essere pienamente se stessi al 100%; si deve rientrare nei canoni, per non passare come un pericolo.

Hai una voce calda, un timbro rotondo e accogliente; hai studiato psicologia, hai affrontato il violino, il mimo e la recitazione, prima ancora che il canto. Tutte discipline artistiche che io trovo profondamente correlate tra loro: voglia di sperimentare, indecisione, sollazzo? Da dove nasce la voglia di mettersi in gioco, tra tutto?
La mia passione è sempre stata il canto, ma quando sei piccola non riesci a capire subito che “è quella cosa lì”, mi sono avvicinata all’arte in generale; poi al mimo, che trovo essere un’espressione d’arte meravigliosa per raccontare storie d’amore e di sentimenti e con la musica sempre presente, a fare da filo conduttore; anche il violino mi affascinava, perché come strumento ricorda la voce.

Sì, possiamo dire che siano state esperienze formative, che fosse sempre una forma di sperimentazione, la mia, ma avendo come punto chiaro e stabile la voglia di cantare. Tutto girava lì attorno.


Leggo di una profonda passione per la Francia. Abbastanza originale per un italiano, ma vicina alla mia che sono sposata con un francese. Raccontaci: da cosa nasce e cosa sei riuscita a cucirgli attorno, per celebrarla?
La mia mamma è nata in Francia, perché la nonna – italiana – viveva lì. La sua prima lingua è stata il francese: non ho potuto non amarla, è sempre stata per me molto attraente. Mi raccontavano di Nizza e adoravo ascoltare la musica francese: artisti non conosciuti in Italia che ho sempre amato moltissimo, come Daniel Balavoine, considerato un po’ il “Battisti” francese, sempre in prima linea in difesa dei diritti umani, morto al fianco dell’amico Thierry Sabine, a bordo dell’elicottero che sorvolava i concorrenti della “Parigi-Dakar”, verso uno sperduto villaggio del Mali.

Adoro Stromae, belga, ovviamente vicino alla Francia, anche melodicamente. Sento la Francia, anche per questioni affettive, come una seconda patria e il francese è una lingua che amo e che ho cercato anche di portare in musica.

Difatti “Esco nuda” è il tuo nuovo inedito, ma non è il primo. Nel 2017 incontri il giornalista scrittore Frederic Maze e nasce il brano in lingua francese “Corsaires”.
Un brano dedicato al Senegal e all’Africa. Maze voleva far conoscere l’anima del popolo africano ed è riuscito a far viaggiare anche me, sebbene non sia ancora riuscita ad andarci davvero, in Senegal. Il singolo è stato presentato sulla Rai, ma anche trasmesso dalla televisione senegalese di Youssou N’Dour. Una bellissima esperienza.

La lingua che viene usata nel testo la reputo uno strumento al pari di un altro. Ho scritto un brano in inglese dopo aver fatto una tournée a Londra, ed ero quindi in quella dimensione ideale: testo e arrangiamento erano su misura per l’inglese. Poi è arrivato il momento in cui ho sentito la necessità di arrivare al mio pubblico, quello italiano; di volere che mi capisse, e ho sentito la necessità di cantare nella mia lingua.

* * *

Ha sentito la necessità di uscire, nuda, appunto. Nel video, scritto e diretto da Serena Corvaglia, all’interno di una stanza vuota si alternano due donne: una è la cantautrice, l’altra il suo alter-ego, a rappresentare una “sé passata”.

La ragazza si prefigge di costruire un futuro diverso, in cui sentirsi più libera. Moderna e piacevole la trasformazione effetto manga, sul finale.



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