Dopo la netta sconfitta alle elezioni dello scorso 4 marzo e le conseguenti dimissioni del segretario Matteo Renzi, nel Partito Democratico sono già iniziate le manovre di posizionamento per stabilire chi sarà la prossima guida del partito dopo l’interregno del "traghettatore" Maurizio Martina.
Le opzioni in campo sono sostanzialmente due: un nuovo segretario eletto in assemblea oppure il congresso. Secondo la maggioranza del partito i precedenti di Walter Veltroni e di Pier Luigi Bersani parlano chiaro: o si vota direttamente in assemblea oppure si procede con le primarie per lasciare la scelta a iscritti, elettori e simpatizzanti del partito.
Tra i primi a fare un passo in avanti in quest’ultima direzione il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti: forte della riconferma ottenuta alle recenti elezioni regionali, ha già annunciato l’intenzione di scendere in campo "per partecipare alla rigenerazione del partito", candidandosi come prossimo segretario del Pd.

"Io ci sarò", ha spiegato Zingaretti, proponendo come modello di ispirazione proprio il cosiddetto "laboratorio Lazio", esperienza di governo locale da trasportare ipoteticamente a livello nazionale.
Maggiormente favorevole a una soluzione assembleare, invece, sembra essere l’area vicina a Renzi, nella quale si registra grande fermento con numerosi esponenti di spicco pronti a spendere il nome del ministro uscente alle infrastrutture e ai trasporti Graziano Delrio.
Se quest’ultima ipotesi – per ora ancora remota – dovesse concretizzarsi, secondo i renziani si tratterebbe non di un traghettatore ma di un segretario a tutti gli effetti, con l’obiettivo di restare in carica per l’intero mandato. Altre ipotesi di più basso profilo, invece, aprirebbero la strada a un inevitabile congresso anticipato già nel 2019.
Più defilato, al momento, un altro nome di cui si è parlato spesso negli ultimi giorni, quello del ministro uscente dello sviluppo economico Carlo Calenda: "Sarebbe ridicolo propormi come segretario di un partito che non conosco, non avevo mai messo piede al Nazareno prima d’ora", ha spiegato il diretto interessato, che dopo la disfatta elettorale ha deciso di tesserarsi per il Partito Democratico.

"È importante rifondare la sinistra trovando un equilibrio tra due facce che si sono separate", ha aggiunto: "Mi sono iscritto al Pd per dare un segnale importante, se il partito non recupera l’Italia è a rischio".






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