Il commissario straordinario per la diga di Vetto Stefano Orlandini ha replicato alle recenti critiche al Docfap (il Documento di fattibilità delle alternative progettuali) espresse dal Coordinamento per la salvaguardia e la tutela del torrente Enza – che aveva parlato di “studio fragile e lacunoso” – sottolineando che il documento in questione “costituisce uno strumento di analisi comparativa delle alternative, come previsto dal quadro normativo, e non un progetto definitivo dell’opera”.
Per Orlandini “è importante ribadire che il Docfap non è la sede nella quale vengono assunte decisioni progettuali definitive, né tantomeno quella in cui vengono esaurite le valutazioni geologiche, geotecniche, sismiche e di sicurezza idraulica dell’opera”. Questi approfondimenti, per Orlandini, “sono demandati, secondo la normativa vigente e le consolidate buone pratiche della progettazione italiana, ai livelli successivi di progettazione, nei quali le osservazioni ricevute verranno pienamente integrate e sviluppate”.
Il commissario straordinario nominato dal governo ha anche voluto assicurare che la sicurezza dell’opera e dei territori a monte e a valle, inclusa quella idraulica e quella relativa ai dissesti di versante, “non è in alcun modo negoziabile”: “Non verrà realizzata alcuna opera che non garantisca pienamente la sicurezza dei cittadini. Questo principio guiderà l’intero iter progettuale e autorizzativo, in rigorosa coerenza con la normativa tecnica e ambientale vigente”.
Orlandini ha infine confermato “piena disponibilità al dialogo, anche nei confronti delle posizioni più critiche” espresse dal Coordinamento per la salvaguardia e la tutela del torrente Enza: “Un confronto continuo e civile con tutte le parti interessate è essenziale per giungere alla realizzazione di un’opera che risponda nel modo migliore possibile all’interesse generale e ai bisogni di sicurezza, approvvigionamento idrico e tutela del territorio della Val d’Enza”.
Per Lorenzo Catellani, presidente del Consorzio di bonifica dell’Emilia centrale (che ha gestito la gara pubblica per l’affidamento della realizzazione del Docfap), il Documento di fattibilità delle alternative progettuali “è il risultato di un percorso che ha visto la selezione dell’affidatario con una rigorosa procedura di gara nell’ambito della quale è stato individuato, nella piena correttezza della regolarità amministrativa e tra numerose offerte tecniche qualificate, il raggruppamento di imprese e professionisti che ha sviluppato l’attività”.
La società mandataria, la C. & S. Di Giuseppe Ingegneri Associati srl, per Catellani è “una realtà con ampia esperienza maturata nel mondo delle infrastrutture idriche” e ha coordinato il lavoro di sette diverse realtà “con specialistiche qualità professionali” che hanno collaborato alla redazione del Docfap: tra queste figura anche una spin-off dell’Università di Palermo, che ha curato l’analisi costi-benefici.
Il Docfap, costituito da un centinaio di elaborati e più di 1.500 pagine di documentazione, è liberamente consultabile sul sito dedicato al dibattito pubblico relativo all’infrastruttura.






Non ci sono commenti
Partecipa anche tu