Dazi Usa, scatta l’allarme rosso: l’Emilia-Romagna tra le regioni che rischiano di più

Parmigiano Reggiano forma al taglio ph. Luz

La decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di imporre dazi del 30% sulle importazioni di merci dall’Unione europea, a partire dal primo agosto, sta mettendo in allarme l’Emilia-Romagna, che rischia di essere tra le regioni più danneggiate dal provvedimento dell’amministrazione statunitense.

I dazi, ha ricordato l’assessore regionale all’agricoltura Alessio Mammi, “sono a tutti gli effetti tasse che si pagano allo Stato americano. Se questo provvedimento verrà confermato, l’Emilia-Romagna sarà una delle regioni che ne pagherà il prezzo più alto: il nostro export è tra i più apprezzati nel mondo e siamo la regione che esporta di più negli Stati Uniti. Servono contromisure solide e rapide: chiediamo all’Unione Europea e al governo una strategia unitaria, forte e ragionata per difendere la presenza sul mercato statunitense delle nostre produzioni, azioni che al momento mancano”.

I dazi, ha proseguito l’assessore Mammi, “aumentano il costo dei prodotti, generano sfiducia e incertezza nei mercati, comprimono le economie, fanno salire l’inflazione ed erodono il potere d’acquisto, sia dei cittadini europei sia degli americani. Non c’è solo un impatto immediato sui prezzi, ma può generarsi un rischio di rallentamento delle economie, perdita di valore delle borse, e conseguenze negative nel medio e lungo periodo: questi soldi finiscono nelle casse dello Stato americano, ma non vanno né alle imprese né ai lavoratori. Inoltre, nella lettera inviata dagli Stati Uniti si sceglie di ignorare l’enorme valore dei servizi, dei fondi di investimento e della finanza americana che già beneficia enormemente del mercato europeo”.

Dunque, secondo Mammi, i dazi “rappresentano un problema molto serio per l’Italia e particolarmente pesante per la nostra regione, che è tra quelle che esportano di più negli Stati Uniti: oltre 10,5 miliardi di euro. Serve, quindi, una reazione forte, ragionata e unitaria da parte dell’Europa e del governo italiano. Occorre inoltre constatare che non ci sono relazioni ‘speciali’ tra Italia e Stati Uniti, come il governo ha provato a far credere in questi mesi: siamo tutti europei, tutti nella stessa situazione, e nessuno può permettersi approcci individuali o fughe in avanti”.

Accanto alla reazione diplomatica e commerciale, secondo l’assessore regionale, “serve subito anche un piano concreto di sostegno alle imprese e alle filiere più colpite, per aiutarle a essere più competitive e assorbire il contraccolpo dei dazi. A partire dalla riduzione degli oneri fiscali e sul lavoro, da misure per migliorare la logistica e l’energia, garantendo vantaggi soprattutto per le aziende energivore, e dal sostegno per promuovere il made in Italy negli Stati Uniti, un mercato fondamentale che non possiamo permetterci di perdere, anche grazie alla forte domanda e alla presenza di 20 milioni di cittadini che vantano origini italiane. E, mentre difendiamo la nostra presenza negli Usa, dobbiamo anche guardare avanti: investire su nuovi mercati, come Sudamerica e Asia, per aprire nuovi sbocchi commerciali, senza rinunciare a quello americano, oggetto al momento di una fase molto perturbata”.

Con un valore di dieci miliardi e mezzo di euro di prodotti esportati nel 2024, gli Stati Uniti sono attualmente il primo mercato di destinazione dei beni prodotti dalle imprese emiliano-romagnole; di questa somma, 985 milioni arrivano dai prodotti agroalimentari. Una tendenza confermata anche nel primo trimestre del 2025, che ha già fatto registrare esportazioni verso gli Stati Uniti per un totale di 263,1 milioni (il 10,4% dell’export regionale complessivo), un dato in aumento (+11,9%) rispetto allo stesso trimestre del 2024.

Secondo una stima di Coldiretti, i prezzi al consumo dei prodotti italiani negli Stati Uniti subirebbero rincari del 45% per i formaggi, del 35% per i vini e del 42% per conserve e marmellate; aumenti che potrebbero costare alle famiglie americane e al settore agroalimentare nazionale 2,3 miliardi di euro. Sempre secondo Coldiretti, al danno immediato in termini di calo delle esportazioni si aggiungerebbe quello della mancata crescita di un settore che quest’anno puntava a superare quota 9 miliardi di esportazioni.