Lo scorso 11 febbraio i carabinieri di Rubiera hanno arrestato in flagranza di reato un uomo di 56 anni per violazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento all’ex moglie, provvedimento al quale era già sottoposto da qualche mese per precedenti episodi di maltrattamenti in famiglia e minacce nei confronti della donna.
Alla luce di quanto avvenuto, la Procura di Reggio ha richiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari l’aggravamento della misura cautelare a carico del cinquantaseienne, con gli arresti domiciliari e l’applicazione del braccialetto elettronico.
L’inizio della vicenda risale in realtà al giugno dello scorso anno, quando l’uomo era stato arrestato una prima volta dai carabinieri per aver minacciato di morte l’ex moglie recandosi sul posto di lavoro di lei. Una volta arrivato, non riuscendo a entrare nell’edificio, aveva sbattuto con forza i pugni contro la vetrata della porta d’ingresso minacciando violentemente la donna: “Sei andata dai carabinieri, ora stai attenta che ti rompo la testa, ho il ‘ferro’ in macchina, non hai idea da oggi in poi quello che ti succederà, ti sto venendo a sfondare la testa, ti aspetto sotto casa e ti ammazzo, i carabinieri non ti possono proteggere da me”.
Proprio i carabinieri, però, erano intervenuti tempestivamente e avevano arrestato l’uomo, trovato anche in possesso di una chiave inglese in acciaio da 40 centimetri. Per lui erano stati disposti in un primo momento proprio gli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico. Qualche mese più tardi, tuttavia, a settembre, all’uomo era stata concessa la misura sostitutiva del divieto di avvicinamento all’ex moglie, provvedimento che il 56enne aveva violato in modo palese qualche giorno fa: nell’occasione era stata proprio l’ex moglie a notarlo davanti al suo ufficio e ad avvisare i carabinieri, che erano intervenuti arrestandolo una seconda volta. Praticamente inevitabile, a quel punto, l’inasprimento delle misure cautelari nei suoi confronti.






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