Non è ancora una candidatura ufficiale, ma poco ci manca. Nella serata di giovedì 29 settembre il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, ospite della trasmissione “Otto e mezzo” su La7, non ha escluso di poter partecipare alla corsa per succedere a Enrico Letta alla guida del Partito Democratico: “Mi candiderò alla segreteria del Pd se capirò che può essere utile, ma non servirà il nome di Bonaccini o di un altro se non affrontiamo i problemi cruciali”.
“Se ragionassi solo sulla chiave di una mia vittoria – ha detto il governatore emiliano-romagnolo – mi sarei potuto candidare già alle europee, ma non ragiono così. Non sono importanti i nomi e ho poco apprezzato alcune autocandidature di questi giorni, perché Enrico Letta ha proposto di riflettere. Dobbiamo prima capire in che direzione si vuole andare: dobbiamo fare un percorso che deve essere ordinato, perché se partiamo con le autocelebrazioni e le autocandidature prima di decidere che percorso intraprendere non andiamo lontano”.
Fare il congresso – annunciato da Letta subito dopo l’insufficiente risultato del partito alle elezioni politiche dello scorso 25 settembre – per Bonaccini “prima della fine dell’anno è impossibile, per le regole che abbiamo”. Lo statuto del Pd, infatti, prevede alcuni passaggi obbligati che impediranno di arrivare a scegliere il nuovo segretario prima di tre-quattro mesi. “Bisogna conciliare un tempo giusto per fare un largo coinvolgimento e non sostituire un segretario con un altro”, ha detto Bonaccini in tv, suggerendo a questo proposito “gennaio o febbraio, nel giro di pochi mesi, ma dandoci il tempo di discutere e di rigenerarci”.
Inevitabile, alla luce degli esiti delle urne, parlare del tema delle alleanze: “Eravamo tutti d’accordo a non fare l’alleanza elettorale con i Cinque Stelle, dopo la caduta del governo Draghi non era pensabile ricucire con loro”, ha detto Bonaccini. Dopo il voto, però, “penso che sia indispensabile discutere con tutti quelli che si troveranno in un’alleanza progressista”.







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