Con quali occhi?

scuola docente mani

La vergogna nazionale di questo inizio d’anno scolastico è la mancanza di insegnanti di sostegno, cioè specializzati, per gli studenti disabili e in difficoltà. Nonostante l’articolo 3 della nostra Costituzione parli chiaro. Viene da chiedersi: la nostra scuola è ancora quella di cui parla la nostra Costituzione? Come docente e come cittadino italiano non posso fare a meno di indignarmi e vergognarmi di questa situazione di fronte a questi bambini e alle loro famiglie. Perché i loro diritti non sono uguali a quelli di tutti gli altri bambini e ragazzi? Perché per loro l’anno scolastico non può cominciare nel migliore dei modi ma nel peggiore?

L’Italia è un paese incredibile. Nel bene e nel male. Come la sua scuola pubblica. Per esempio, in passato è stato uno dei primi Paesi al mondo a realizzare una scuola inclusiva che ha aperto le aule agli studenti disabili. Un esempio di civiltà, umanità, intelligenza. Ricordiamocelo sempre: non è così, ancora oggi, in troppi paesi del mondo, anche industrializzati, dove permangono scuole e classi differenziate. Contemporaneamente, però, soprattutto in questi giorni, la scuola pubblica italiana lascia alunni e studenti disabili senza docenti di sostegno di cui, secondo le certificazioni, avrebbero diritto per legge. E questo è un esempio di inciviltà e ingiustizia.

Tra l’altro, in questo modo, la nostra scuola – culla della democrazia – rischia di fomentare il razzismo. Come? Dunque, se un docente in classe ha uno o due bambini disabili e nessun docente di sostegno, è normale che si preoccupi soprattutto di loro. Perché è giusto. E’ naturale. E se si fanno male, rischia di andare in galera o di perdere il lavoro. Ma alla lunga, se i docenti di sostegno non arrivano, anche il papà e la mamma più progressisti, illuminati, democratici, ottimisti, è normale che comincino a chiedersi: “Perché uno o due bambini disabili proprio nella classe di mio figlio o di mia figlia?” E’ naturale, lo ripeto: specie quando ci sono di mezzo i propri figlioli. E questi genitori dicano: “Se ci fosse il docente di sostegno, non abbiamo niente contro la presenza in classe dei bambini disabili. Anzi. Ma se non c’è? Perché avere un docente a metà per nostro figlio? La cosa più cara che abbiamo al mondo? Non sarebbe meglio essere in una classe senza compagni disabili?” Domanda: sono questi genitori razzisti? Per me no. Ma è inevitabile che una cronica mancanza di docenti di sostegno rischi di promuovere forme di razzismo più o meno strisciante. L’ho visto con i miei occhi e sentito con le mie orecchie. In questi anni. A scuola. Addirittura docenti che, se in classe non ci sono i necessari docenti di sostegno, si augurano di non avere disabili in classe. O genitori che, alla fine, per risolvere il problema, iscrivono il figlio a una scuola privata: lì si paga, ma i disabili non ci sono o sono molti meno, o rischierebbe di saltare l’intera scuola privata.

Uno pensa: vabbe’, ma è solo una ingiustizia temporanea. Si sbaglia. A oggi, le ore di docenza richieste da studenti “difficili” attraverso certificati da medici, all’incirca, sono coperte solo per poco più della metà da docenti di sostegno specializzati. Anche nelle scuole statali della nostra provincia, nel 2018-19, già c’era 1 docente ogni 1,9 alunni; in pratica: uno su due. Ed ora la situazione è ancora peggio. E per le altre ore di cui uno di questi studenti avrebbe diritto, come si faceva lo scorso anno scolastico, che era comunque molto meglio di questo? Nel migliore dei casi, cioè dove ci sono amministrazioni locali sensibili come la nostra, c’erano educatori provenienti da cooperative educative. Comunque personale non specializzato. Basta. E’ ora che questa vergogna cronica italiana, che invece di essere risolta o migliorare, peggiora, finisca una volta per tutte. O presto non avremo più neppure il coraggio di guardare questi bambini e questi ragazzi negli occhi.




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