La colpa di essere ebrei

atelier asilo Reggio Emilia Approach Reggio Children – FRC

Si vuole annullare una visita di insegnanti. Impedire che arrivino a Reggio Emilia, incontrino altri insegnanti, studino il lavoro delle nostre scuole. I pericolosi ospiti sono educatori provenienti soprattutto da scuole ebraiche americane, attesi a Reggio Children per un percorso di formazione. La Cgil, sostenuta da gruppi della sinistra locale, chiede di lasciarli fuori. Una richiesta sconsiderata, che offende le tradizioni democratiche e antifasciste della città.

Bisogna chiamare le cose con il loro nome. Colpire un’intera delegazione senza documentarne le responsabilità significa applicare una colpa collettiva. Essere ebrei, lavorare in una scuola ebraica, avere rapporti con Israele diventano elementi sufficienti per essere trattati come rappresentanti della guerra. Le persone scompaiono, resta l’appartenenza. È una logica discriminatoria, che assume un carattere razzista e un significato antisemita quando l’identità ebraica diventa il criterio per attribuire complicità con le azioni di un governo.

Le contestazioni rivolte ad alcune istituzioni per i rapporti con organizzazioni di sostegno ai militari israeliani non autorizzano questa esclusione collettiva. Chi dispone di fatti li documenti, indicando condotte e responsabilità. Qui si pretende invece di annullare un incontro educativo, trasformando i partecipanti nel bersaglio disponibile dell’indignazione per Gaza. Insegnanti che vengono a imparare sono trattati come emissari da respingere. Un cortocircuito ideologico e psicologico che dovrebbe allarmare soprattutto chi rivendica una cultura antifascista.

La Cgil motiva la richiesta “al di là del merito e dei contenuti della partnership”. Una formula rivelatrice: si chiede di chiudere la porta prima di discutere ciò che dovrebbe giustificare quella decisione. Il nemico, questa volta, ha il volto di una maestra. Un sindacato chiamato a difendere le persone dalla discriminazione dovrebbe riconoscere il pericolo di un simile passaggio.

Questa sortita dà anche la misura della ricerca spasmodica di visibilità della Cgil locale: occupare la scena, alzare il volume, esibire un bersaglio. Gli educatori diventano comparse involontarie nello spettacolo della propria intransigenza. È infantilismo politico. Un sindacato che scambia il clamore per autorevolezza ha perso la bussola.

Reggio Emilia ha costruito la propria autorevolezza educativa sull’ascolto, sull’incontro, sul riconoscimento di ogni bambino come soggetto di diritti. Ora si vorrebbe usare quella stessa esperienza per selezionare gli adulti ammessi al confronto secondo un sospetto politico legato alla loro appartenenza. Un rovesciamento grottesco. Le porte delle scuole diventano un posto di blocco ideologico, presidiato da chi si proclama custode dell’accoglienza.

La memoria delle persecuzioni antiebraiche impone precisione e responsabilità. Nessuna equivalenza storica, ma un criterio da riconoscere prima che venga normalizzato: la colpa attribuita per appartenenza, l’esclusione presentata come dovere morale. L’antifascismo perde ogni credibilità se diventa una patente che consente di discriminare con la coscienza tranquilla. Difendere i bambini palestinesi non richiede di respingere gli insegnanti ebrei. La solidarietà con gli uni non si misura nell’ostilità verso gli altri.

La Cgil ritiri la richiesta di annullamento. Reggio accolga questi educatori. Non permetta che qualcuno pronunci un divieto d’ingresso in nome della sua storia.

 

nicolafangareggi.substack.com




Ci sono 5 commenti

Partecipa anche tu
  1. Grace

    Essere ostili agli ebrei in quanto tali, associarli a qualcosa che penso negativo (senza alcun contraddittorio tra l’altro) , differenziare un bambino ebreo rispetto a chiunque… questo è la definizione precisa di antisemitismo. Ed aggiungo che un sindacato che non sa fare il sindacato, ma si presta a fare il braccio movimentista – ribellista di una certa sinistra che non si pone mai dubbi… ecco la ragione per cui non starò mai da quella parte. Grazie per questo articolo, espressione di menti pensanti.

  2. Theodora

    E qualcuno sostiene che la destra parla di comunismo a prescindere?! Meglio che si guardi allo specchio così vedrà proprio chi agisce esattamente da comunista con la stella rossa…a prescindere appunto!

  3. paolo

    Sono gli effetti della polarizzazione estremizzata iniziata in era covid con il green pass, proseguita con aggressori e aggrediti, buoni e cattivi e via di seguito, tutto sbagliato tutto da rifare, ma la vera Democrazia non si ricostruisce con i social che perlopiù fanno apologia dell’ignoranza.
    Se i capi di stato fanno dichiarazioni da bar un giorno sì e l’altro anche diventa difficile risalire la china.

  4. kursk

    Ma di cosa ci stupiamo? In Europa, in Italia ed a maggior ragione a Reggio Emilia passa per normalita’ esporre bandiere islamiche che fanno bella mostra in tanti balconi o alle finestre delle case di molti quartieri ( di tricolori esposti per la Festa della Liberazione se ne vedono assai meno… ). Figlio di un ex funzionario CGIL , guardo con orrore e ribrezzo questa deriva autolesionista senso alcun senso se non quello di fare il gioco degli altri….


Invia un nuovo commento