Nei giorni scorsi le indagini dei carabinieri della compagnia di Castelnovo ne’ Monti, coordinate dal pubblico ministero Valentina Salvi e partite nel novembre del 2017 dopo un esposto anonimo arrivato in procura e ad altre istituzioni della provincia, hanno portato all’arresto di due agenti della Polizia municipale della Val d’Enza, il vicecomandante Tito Fabbiani e l’ispettrice capo Annalisa Pallai, accusati di diversi reati quali concussione, abuso d’ufficio, peculato, omessa denuncia, truffa aggravata ai danni dello Stato e mobbing.

Sulla vicenda è intervenuta anche la sigla sindacale Fp-Cgil provinciale reggiana, che ha espresso "piena condanna per i gravi fatti che, se confermati, non possono che destare sconcerto e rabbia nell’opinione pubblica e discredito nei confronti di un servizio essenziale per i cittadini della comunità della Val d’Enza". La categoria del pubblico impiego ha precisato che il vicecomandante Fabbiani "non è più iscritto alla Cgil dallo scorso anno e non ha mai fatto parte di organismi statutari della nostra organizzazione".
Il vicecomandante rra componente della Rsu della Val d’Enza, eletto nel 2015 dai lavoratori dell’Unione: "Per quanto concerne gli aspetti squisitamente negoziali, gli accordi sottoscritti da sindacati e Rsu sono sempre stati unitari e convalidati dagli organismi preposti a verifiche e controlli", ha precisato la sigla sindacale. Il rapporto con la Cgil si è chiuso definitivamente, secondo il sindacato, "a seguito delle numerose e ripetute divergenze insorte con la nostra categoria, non più compatibili con la linea politico-sindacale e con i valori e i principi di questa organizzazione".
Sui presunti maltrattamenti e sulle vessazioni cui sarebbero stati oggetto i lavoratori, l’organizzazione sindacale ha specificato di non aver ricevuto segnalazioni da parte dei dipendenti o da altri soggetti riguardo ai gravi episodi di mobbing o bossing accennati sulla stampa locale.
Sulla base delle indagini della procura, il vicecomandante Fabbiani avrebbe deliberatamente utilizzato il suo ruolo di rappresentante dei lavoratori nei confronti degli amministratori dell’Unione e si sarebbe qualificato e accreditato come rappresentante della Cgil: "Qualora in veste di rappresentante sindacale si fosse reso responsabile di atti riconducibili agli episodi a lui contestati, non esiteremmo a costituirci parte civile in sede giudiziaria come parte lesa", ha sottolineato la Fp-Cgil reggiana.
"Nutrendo piena fiducia nel lavoro della magistratura e nel valore del lavoro pubblico, auspichiamo che sia fatta piena luce su quanto accaduto affinché siano individuate e accertate responsabilità a tutti i livelli e si torni al più presto a ripristinare un clima di reciproca fiducia tra lavoratori, istituzioni e cittadini nella Val d’Enza, presupposto essenziale per garantire servizi di qualità”.






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