Dal 14 marzo al 28 giugno la Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo, in provincia di Parma, ospita “Il Simbolismo in Italia. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915”, una delle più grandi mostre mai dedicate al Simbolismo italiano.
Più di 140 opere – tra dipinti, sculture e incisioni – rivelano al pubblico la stagione più visionaria dell’arte italiana tra Ottocento e Novecento: un capitolo che si sviluppò in dialogo serrato con una tendenza internazionale che muoveva da varie declinazioni del preraffaellismo e da una cultura francese e mitteleuropea che aveva in Gustave Moreau e Arnold Böcklin alcuni dei suoi principali riferimenti. Eppure la via italiana al Simbolismo seppe elaborare una propria fisionomia, riconoscibile nella convergenza tra istanze spirituali e la costante riflessione sul mito e sul paesaggio capace di tenere insieme tradizione e modernità.
La natura come organismo vivente, il mito come esperienza perturbante, la figura femminile come presenza ambivalente, il paesaggio come spazio dell’interiorità, il segno grafico come veicolo dell’invisibile: sono i nuclei tematici delle sette sezioni della mostra, concepite per restituire tutta la complessità e l’ampiezza dell’immaginario simbolista italiano.
Nella celebre Villa dei Capolavori, una delle più importanti istituzioni artistiche italiane, sede della Fondazione Magnani-Rocca, viene finalmente ricostruita la mappa di un movimento che trasformò il sogno, il mito e il mistero in linguaggio pittorico.
La mostra, curata da Francesco Parisi e Stefano Roffi, compie un’operazione critica necessaria, distinguendo gli artisti che elaborarono consapevolmente un lessico simbolista da quelli che aderirono occasionalmente a mode iconografiche: ne emerge la ricostruzione filologica di un linguaggio autonomo, sviluppato in dialogo serrato con le ricerche europee ma dotato di caratteri propri.
Tra gli artisti in mostra figurano Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Arnold Böcklin, Edward Burne-Jones, Franz von Stuck, Max Klinger, Domenico Morelli, Giulio Aristide Sartorio, Galileo Chini, Luigi Russolo, Leonardo Bistolfi, Adolfo Wildt, Giulio Bargellini, Adolfo De Carolis, Francesco Paolo Michetti, Plinio Nomellini, Emilio Longoni, Ettore Tito, Carlo Fornara, Duilio Cambellotti, Felice Carena, Alberto Martini, Cesare Saccaggi, Libero Andreotti, Ettore Ximenes, Mario De Maria e Mariano Fortuny.
Il percorso espositivo illumina le ragioni storiche di una ricezione più tarda rispetto a Francia, Belgio e all’area mitteleuropea e documenta gli scambi decisivi: la permanenza di Arnold Böcklin a Firenze, il milieu preraffaellita attivo tra Roma e Firenze, i soggiorni di Max Klinger, l’influenza della colonia dei Deutsch-Römer. Ne emerge un quadro in cui l’Italia non è periferia, ma laboratorio di soluzioni formali elaborate in costante confronto con l’Europa.
Le opere provengono da prestigiose istituzioni, tra cui la Presidenza della Repubblica italiana, la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma, la Galleria civica d’arte moderna e contemporanea di Torino, il Museo del Novecento di Milano, il Mart – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, e da importanti raccolte private. Un’occasione irripetibile per vedere riuniti capolavori che difficilmente torneranno insieme: molte delle opere in mostra, infatti, provengono proprio da collezioni private, raramente accessibili al pubblico.
Il catalogo della mostra, curato da Francesco Parisi e Stefano Roffi e pubblicato da Dario Cimorelli Editore, con saggi di Alessandro Botta, Niccolò D’Agati, Mario Finazzi, Eugenia Querci, Sergio Rebora, Alessandra Tiddia, oltre ai contributi dei curatori, costituisce un importante strumento critico sul Simbolismo italiano.






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