A scuola di Costituzione

giuseppe_caliceti

Per prima cosa voglio salutare tutte le persone qui presenti in Sala Tricolore. Ma anche chi oggi non ha potuto essere qui. E anche chi è stato invitato a venire qui, ma poi ha scelto di non venire. Perché oggi è la festa del tricolore, la festa di tutti gli italiani, perciò anche la sua.

Proprio perché è la festa di tutti, desidero inoltre salutare e invitare a questa festa degli italiani anche tutti i bambini e i ragazzi italiani che hanno genitori che non sono nati in Italia. Perché fanno parte anche loro della nostra comunità, come ci ha ricordato nel suo discorso di fine anno il Presidente della Repubblica. E non è bello che a una festa non siano invitati anche loro. In Italia sono oltre un milione. Sono ancora considerati invisibili, ma dentro il loro cuore si sentono italiani. Per loro l’Italia è una mamma. E sono sicuro che prima o poi li riconoscerà come figli legittimi.E’ solo questione di tempo. Non può essere altrimenti.

La festa della bandiera è un’occasione per parlare della nostra Costituzione. Cosa è? Il libro che raccoglie le regole e i principi che ci siamo dati per cercare di vivere insieme nel mondo migliore, nel modo più felice possibile. Le regole sono importanti. Pensate, senza le regole, non si potrebbe giocare, per esempio a calcio. Senza regole non si potrebbe giocare e perciò non ci si potrebbe divertire.

Per parlare di Costituzione vi propongo un gioco. O meglio: un esercizio di immaginazione. Si basa su due parole: Repubblica e Scuola. L’esercizio è semplice: provate a immaginare insieme a me se queste due parole, che hanno significati diversi, possano invece essere sinonimi, cioè avere lo stesso significato. E’ possibile? Sì? No? Tutto dipende dall’idea di scuola che abbiamo. Se la scuola a cui pensiamo è una scuola caserma, oppure una scuola privata dove entra solo chi paga, o una scuola azienda, come va di moda adesso, non sarà una scuola che assomiglia a una repubblica. Ma se la scuola che abbiamo in mente è La Repubblica dei bambini e dei ragazzi, sì: scuola e Repubblica possono essere sinonimi. O quasi.

Noi oggi siamo fortunati perché abbiamo ereditato da chi è venuto prima di noi questa idea di scuola pubblica. Non da grandi filosofi o politici, ma da semplici maestri elementari. E’ la scuola di Gianni Rodari, maestro e poi giornalista, che proprio nella nostra città ha scritto la Grammatica della fantasia e insomma, ci ha insegnato a fare esercizi di immaginazione. E’ la scuola di Loris Malaguzzi, il fondatore dei nostri asili, anche lui maestro elementare. E’ la scuola di Don Milani, un prete. E’ la scuola di Mario Lodi, un maestro elementare.

Proprio Lodi, che ci ha lasciato da poco, nel 2008 ha scritto il libro “Costituzione. La legge degli italiani” che ha ricevuto l’apprezzamento dell’allora capo dello Stato e il patrocinio della presidenza del Consiglio dei Ministri. Cosa fa Lodi? Per spiegare la Costituzione ai più giovani, sostituisce la parola REPUBBLICA con la parola SCUOLA, intesa come REPUBBLICA DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI.

Mi è capitato di leggere gli articoli di questa speciale Costituzione a tanti bambini e ragazzi, nel corso di questi anni; e già che c’ero, ho chiesto a loro due cose: cosa, secondo loro, volessero dire quelle regole; e come fare per realizzarle in pratica. Ora vi leggerò alcuni di questi speciali articoli commentati dai più piccoli. Vi chiedo di ascoltarli attentamente perché, spesso, i più giovani , specie i più piccoli, sono il dna incarnato della nostra specie di esseri umani e insomma, credo abbiano una loro saggezza e, oggi più che mai, siam importante ascoltarli attentamente.

Art. 1 La scuola, cioè la Repubblica dei bambini e dei ragazzi, è un luogo tranquillo dove si impara, si vive in gruppo e si sta bene. Vuol dire che “a scuola, per essere tranquilli, si deve cercare di urlare poco e parlare con la voce un po’ bassa e uno alla volta. Poi bisogna accontentarsi”. “E non bisogna vergognarsi: per esempio di sbagliare. Perché poi a scuola si viene anche per imparare”. “E per stare bene a scuola, non dico sempre, ma ogni tanto, bisogna un po’ divertirsi”.

Art.2 A scuola è bello stare insieme, essere amici e scambiarsi le cose. Ogni bambino ha dei diritti, ma anche dei doveri verso gli altri. “Vuol dire che ci sono dei diritti, cioè delle cose devono fare gli altri per te, ma anche dei doveri, cioè delle cose che devi fare tu per gli altri” “per imparare a scambiarsi le cose bisogna prestarsele senza paura che dopo un tuo amico o una tua amica te le ruba o te le rompe, altrimenti dopo lei non le presta a te”. “Se un bambini ha un gioco e un altro bambino un altro gioco, scambiandoseli ognuno di loro ha due giochi invece di uno”. “Un diritto è quello di provare. Anche se un bambino non è ancora bravissimo a fare una cosa, perché sta ancora imparando, può provarci, perché se non prova non riesce mai.

Art. 3 Ogni bambino ha diritto ad essere rispettato. “Vuol dire che tutti ci dobbiamo aiutare e a scuola non sono più bravi i maschi e più belle le femmine, ma siamo tutti bravi uguali e belli uguali, maschi e femmine”. “Questa regola ci spiega che noi dobbiamo sopportare anche gli antipatici. E in Italia siamo tutti importanti, non solo chi va in tv”. “Vuol dire che se siamo amici siamo più felici”.

Art. 4 Noi lavoriamo a scuola; il lavoro ci deve anche far divertire; ognuno dovrebbe scegliere il lavoro che preferisce. “Vuol dire che a scuola tutti devono fare qualcosa, non ci può essere un bambino che non fa mai niente. Poi lui, dopo, a forza di non fare niente si poteva sentire anche un fallito”.

Art. 5 La scuola è di tutti. “Vuol dire che a scuola non c’è uno solo che comanda, ma comandano un po’ tutti. Per far capire questa regola basta far vedere ai bambini il campanello della scuola: lì non c’è scritto il nome di una persona perché la scuola è di tutti”. “Se un bambino vuole portarsi a casa una lavagna, lui non può portarsela a casa perché la lavagna è di tutti i bambini della scuola”.

Art. 8 Tutti i bambini hanno il diritto di pregare secondo la loro religione. “Vuol dire che per pregare non bisogna sempre mettere le mani unite, ma ci possono essere anche degli altri modi: in ginocchio, sdraiato, seduto o in altri modi che non so”.

Art. 9 Nella nostra scuola si studia e si fanno ricerche. Chi frequenta la nostra scuola protegge la natura ed è curioso di sapere chi e come ha vissuto prima di noi. “Vuol dire che bisogna tenere pulito il cortile della scuola. E anche i monti, i laghi, i prati, il mare. Per esempio, se fai un picnic, dopo devi pulire. Poi non bisogna far male alle piante e agli animali”.

Art. 10 A scuola nessuno è straniero e russi sono amici. “Vuol dire che nella nostra scuola possono venire anche i bambini che hanno la pelle diversa da noi. Anche se non sono nati in Italia. O sono nati in Italia ma i loro genitori no. Perché sono sempre bambini come noi e possiamo diventare buoni amici. Per far capire questa regola a tutti, io racconterei che questa estate io sono andata in vacanza in Francia e lì c’erano soprattutto bambini francesi, ma io mi sono divertita anche con loro”. “Vuol dire che nessuno è straniero perché siamo tutti bambini”. “Vuol dire che noi non ci sentiamo superiori a chi è più povero o sfortunato di noi perché non siamo razzisti”. “Vuol dire che a scuola siamo tutti cittadini della stessa scuola”.




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