Iren, piano da 10,4 miliardi: reti, termovalorizzatori e la nuova sfida dei data center

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Iren mette sul tavolo 10,4 miliardi di euro di investimenti da qui al 2035 e sceglie di concentrare la crescita sulle infrastrutture: acqua, reti elettriche, termovalorizzatori e teleriscaldamento. Ma nel nuovo piano industriale entra anche un mercato destinato a pesare sempre di più sulla domanda energetica: quello dei data center.

Il piano, approvato dal consiglio di amministrazione del gruppo, punta a portare il margine operativo lordo dagli attuali 1,35 miliardi a circa 1,95 miliardi nel 2035 e l’utile netto da 301 a circa 550 milioni. Il 50% degli investimenti sarà concentrato su tre piattaforme considerate strategiche: 2,4 miliardi al servizio idrico, 1,4 miliardi alla distribuzione elettrica e 1,2 miliardi ai termovalorizzatori. Il 73% delle risorse complessive sarà destinato ad attività regolate o semi-regolate.

Nel settore delle reti Iren investirà 4,4 miliardi. Sul fronte idrico il programma prevede la sostituzione di circa 1.700 chilometri di rete e nuovi impianti di depurazione, con l’obiettivo di ridurre le perdite al 26%. Sulle reti elettriche sono previste sei nuove cabine primarie e il potenziamento di altre due, aumentando del 60% la potenza disponibile.

Ed è proprio l’elettricità uno dei passaggi più interessanti del piano. Iren considera la crescita dei data center uno dei fattori destinati ad aumentare la richiesta di energia e a rendere ancora più strategica la capacità di generazione. Il gruppo prevede esplicitamente lo sviluppo di opportunità per la fornitura energetica ai grandi centri di elaborazione dati, con un modello definito “capital light”, cioè senza una forte immobilizzazione diretta di capitale. Un’indicazione significativa anche per l’Emilia, dove il tema dell’insediamento di nuove infrastrutture digitali e della disponibilità di energia sta assumendo un peso crescente nelle strategie di sviluppo territoriale.

Molto consistente anche il capitolo ambiente: 2,2 miliardi di investimenti, con quattro interventi sui termovalorizzatori, due dei quali relativi a nuovi impianti da 400.000 tonnellate, oltre al potenziamento di Trm e Poggibonsi. Iren punta ad aumentare di oltre il 70% i rifiuti trattati e a più che raddoppiare entro il 2035 l’energia prodotta attraverso la termovalorizzazione.

Altri 2,2 miliardi saranno destinati all’energia: settecento milioni riguarderanno il teleriscaldamento e quasi 650 milioni l’idroelettrico. Più selettiva la strategia sulle altre rinnovabili: circa 70 milioni serviranno a completare progetti fotovoltaici già autorizzati, per 63 megawatt di nuova capacità.

Il piano industriale segna così la progressiva trasformazione di Iren da multiutility territoriale a operatore infrastrutturale di dimensione nazionale. Nel 2035 l’80% dell’Ebitda dovrebbe arrivare dalle attività regolate e semi-regolate. La redditività del capitale investito è prevista in crescita fino al 10%, anche attraverso digitalizzazione, intelligenza artificiale, semplificazione organizzativa e riduzione dei costi.

Sul nuovo corso interviene anche il vicepresidente esecutivo Moris Ferretti, che sottolinea il peso della sostenibilità nel piano: oltre il 73% degli investimenti, circa 7,6 miliardi, sarà destinato a progetti legati a risorse idriche, città resilienti, economia circolare e decarbonizzazione. Ferretti richiama inoltre il programma di razionalizzazione societaria e organizzativa avviato nel 2026 e il ricambio generazionale del gruppo. Iren programma infatti 2.800 nuove assunzioni nell’arco temporale del piano.

Sul fronte finanziario, l’indebitamento netto è previsto in aumento dagli attuali 4,2 a 5,4 miliardi nel 2035, mentre il rapporto tra debito ed Ebitda dovrebbe migliorare da 3,1 a 2,8 volte. Confermata anche la politica dei dividendi: crescita dell’8% annuo fino al 2027 e del 6% dal 2028 al 2030.

La direzione è netta: meno dispersione e più capitale sulle infrastrutture capaci di garantire ricavi stabili, dalla rete idrica all’elettricità fino al recupero energetico. Con una nuova partita che compare ormai esplicitamente nei piani della multiutility: fornire l’energia necessaria alla crescita dell’economia dei dati.



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