Reggio Children, la Regione scarica Massari

Marco Massari Marwa Mahmoud e Maddalena Tedeschi collage

La Regione Emilia-Romagna prende le distanze dalla gestione del caso Reggio Children. E lo fa nel luogo politicamente più impegnativo, l’Assemblea legislativa, definendo un “errore” la richiesta rivolta agli educatori delle scuole ebraiche americane di sottoscrivere una dichiarazione politica sulla guerra a Gaza e sulle scelte del governo israeliano.

Alessandro Aragona, consigliere regionale reggiano di Fratelli d'ItaliaA mettere agli atti la posizione della giunta è stata l’assessora regionale alla scuola Isabella Conti, rispondendo al question time presentato dal consigliere reggiano di Fratelli d’Italia Alessandro Aragona.

La linea della Regione è netta: la partecipazione a un percorso educativo e formativo non può essere subordinata a una dichiarazione di carattere politico né alla richiesta di prendere posizione rispetto alle scelte di un governo.

Una posizione che apre una frattura evidente con la linea difensiva tenuta finora a Reggio Emilia. Il sindaco Marco Massari aveva sostenuto pubblicamente che non fosse mai stata chiesta “ufficialmente una presa di distanza formale” da Israele. La Regione, invece, conferma che una formulazione riguardante Gaza e i territori occupati fu discussa e proposta in bozza. Precisa che non venne formalmente adottata come condizione di accesso, ma sul merito non lascia spazio: quella formulazione fu un errore.

È il punto politico della giornata. Per oltre una settimana Massari e l’amministrazione comunale hanno difeso la gestione della vicenda, respingendo le accuse e insistendo sull’assenza di una richiesta formale. Bologna sceglie un’altra strada: non entra nella polemica sulle intenzioni, ma stabilisce che chiedere a educatori e insegnanti una presa di posizione politica non è compatibile con la libertà che deve caratterizzare un percorso educativo.

La distinzione tra una dichiarazione formalmente imposta e una richiesta effettivamente avanzata resta al centro del caso. Ed è precisamente su questo terreno che si concentrano le testimonianze degli educatori americani e le dichiarazioni rese dalla presidente di Reggio Children Maddalena Tedeschi, diventate nei giorni scorsi oggetto dello scontro politico.

Aragona si è dichiarato insoddisfatto della risposta della giunta e ha sostenuto che la vicenda reggiana abbia radici anche nelle precedenti posizioni assunte dalla Regione nei rapporti con soggetti israeliani. Su questo il confronto resta politico. Ma sull’episodio Reggio Children la giunta regionale ha ormai fissato un punto difficilmente aggirabile: quella richiesta non doveva essere formulata.

Il caso, intanto, non si chiude. In Regione è ancora aperta un’interrogazione sui rapporti istituzionali e finanziari con Reggio Children, presentata da Giancarlo Tagliaferri, Marta Evangelisti e dallo stesso Aragona. Dopo la dimensione internazionale, le polemiche nazionali e le richieste di chiarimento, la vicenda entra dunque anche nel confronto istituzionale regionale.

Per Massari il passaggio in assemblea legislativa è politicamente pesante. La linea scelta dal Comune per contenere il caso non viene fatta propria dalla Regione. Bologna riconosce l’errore e stabilisce il principio che Reggio avrebbe dovuto impedire che quella richiesta fosse anche soltanto formulata.

Non è più soltanto l’opposizione a contestare quanto accaduto. Da oggi è la stessa Regione Emilia-Romagna a dire che, su quel punto decisivo, si è sbagliato.



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