Bonisoli, da via Fani alla Festa del cinema di Roma

Franco Bonisoli – NF

Il reggiano Franco Bonisoli, uno dei brigatisti che massacrarono la scorta di Aldo Moro in via Fani, alla Festa del cinema di Roma insieme a Giorgio Bazzega, figlio di un poliziotto assassinato dalle Br. Sono fra i protagonisti di “L’incontro”, il documentario di Fabrizio Galatea che racconta il confronto tra responsabili della violenza terroristica e familiari delle vittime attraverso la giustizia riparativa.

Nato a Reggio Emilia il 6 gennaio 1955, cresciuto in una famiglia operaia e comunista, Bonisoli (a destra nella foto) entra nelle Brigate rosse a diciannove anni. Il nome di battaglia è Luigi, il soprannome Rossino per il colore dei capelli. La sua carriera nell’organizzazione è rapida: diventa componente della direzione strategica e del comitato esecutivo. Il 2 giugno 1977 partecipa a Milano all’agguato contro Indro Montanelli, ferito alle gambe.

Il 16 marzo 1978 è nel nucleo di fuoco che attacca le automobili di Moro e della scorta. Travestito da aviere, spara insieme a Valerio Morucci, Raffaele Fiore e a un altro reggiano, Prospero Gallinari. Nell’agguato vengono uccisi i carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci e i poliziotti Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Moro viene sequestrato. Bonisoli è dunque un esecutore della strage, oltre che uno dei dirigenti dell’organizzazione che tiene prigioniero il presidente della Democrazia cristiana.

Viene arrestato il primo ottobre 1978 nel covo milanese di via Montenevoso. Il 24 gennaio 1983, nel processo Moro uno, è condannato a quattro ergastoli. In carcere continua inizialmente la militanza brigatista; il distacco dalla lotta armata matura a metà degli anni Ottanta. Seguono il graduale ritorno alla vita esterna e il lavoro nei servizi ambientali, dopo circa ventidue anni di detenzione.

Il confronto con i familiari delle vittime appartiene a una fase successiva. Bonisoli partecipa al Gruppo dell’Incontro, il percorso avviato nel 2009 con la mediazione del gesuita Guido Bertagna, del criminologo Adolfo Ceretti e della giurista Claudia Mazzucato. Per anni gli incontri si svolgono riservatamente. Vi prendono parte ex appartenenti alle organizzazioni armate, vittime e familiari, persone della società civile. Nel 2015 l’esperienza diventa pubblica con “Il libro dell’incontro”.

Nasce in questo cammino il rapporto con Agnese Moro. La figlia dello statista e l’uomo che contribuì a sterminarne la scorta cominciano a portare insieme la propria testimonianza nelle scuole e negli incontri pubblici. Accade anche a Reggio Emilia, nella chiesa di San Luigi Gonzaga alla Pappagnocca, nell’aprile 2023. Bonisoli si confronta inoltre con Giovanni Ricci, figlio di Domenico, il carabiniere che guidava l’auto di Moro.

Nel documentario il suo interlocutore principale è Giorgio Bazzega. Suo padre Sergio, maresciallo di pubblica sicurezza, venne ucciso il 15 dicembre 1976 a Sesto San Giovanni dal brigatista Walter Alasia. Nella sparatoria morirono anche il vicequestore Vittorio Padovani e lo stesso Alasia. Giorgio non aveva ancora tre anni. Crescendo, il lutto si trasforma in rabbia, desiderio di vendetta, comportamenti autodistruttivi.

Bonisoli non è l’assassino di suo padre, ma è stato un dirigente dell’organizzazione alla quale apparteneva Alasia. Il confronto passa attraverso questa responsabilità. Bazzega racconta il proprio odio, gli ex terroristi accettano di ascoltarlo e di misurarsi con le conseguenze delle loro scelte. Dal percorso nasce un rapporto che oggi li porta insieme nelle scuole, davanti a generazioni per le quali il terrorismo è una pagina di storia.

Prodotto da Zenit Arti Audiovisive e distribuito da Wanted Cinema, “L’incontro” arriverà nelle sale il 15 dicembre, nel cinquantesimo anniversario dell’uccisione di Sergio Bazzega. La giustizia riparativa raccontata dal film si fonda sulla partecipazione volontaria, sull’ascolto e sul riconoscimento delle responsabilità. Non impone il perdono ai familiari delle vittime. Per Bonisoli significa tornare davanti alle persone sulle quali la violenza delle Brigate rosse ha lasciato conseguenze definitive, assumendosi il peso di avervi contribuito.



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