A Fratelli d’Italia le scuse di Massari non bastano: “Vuole solo salvare la poltrona”

il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari a Palazzo Fonte – CoRE

Le scuse del sindaco Marco Massari per la gestione del caso Reggio Children (“Riconosco che sia stato un errore cercare una concertazione con le due delegazioni attraverso una dichiarazione su Gaza e sui territori occupati” e “Come sindaco, a nome degli attori del sistema educativo coinvolti nell’interlocuzione, voglio scusarmi, soprattutto con chi non si è sentito accolto a Reggio”, ha detto il primo cittadino reggiano) non bastano a Fratelli d’Italia.

Per il capogruppo in consiglio comunale Cristian Paglialonga, Massari “ha ‘confessato’ di aver tentato di imporre un atto discriminatorio e antisemita a educatori ebrei. Ha ‘confessato’ di aver esposto la città al ridicolo internazionale. Ha detto che quel percorso si è interrotto. Noi aggiungiamo: non per un ripensamento suo o della sua amministrazione, ma soltanto perché le persone alle quali era stato sottoposto si sono rifiutate di sottoscrivere quel meschino documento che lui e il suo entourage avevano messo in piedi”.

Per Paglialonga, insomma, non c’è stato “nessun atto di responsabilità del sindaco: soltanto la resistenza di chi ha avuto la dignità di dire no. Adesso, dopo aver trascinato il nome della città dentro questo scandalo, il sindaco sostiene che l’accusa di antisemitismo sia infondata. No. L’accusa non è infondata: si fonda su una richiesta concreta e documentata, sottoposta al sindaco, condivisa e approvata. Questo non è un approccio educativo. Questo è antisemitismo di fatto”, accusa il capogruppo di Fratelli d’Italia.

“Massari oggi chiede scusa, dopo aver usato la menzogna come strumento di governo. Chi ha avallato comportamenti che giudichiamo antisemiti e ha mentito per coprirli non ha più la legittimità morale e politica per rappresentare la città. Restare aggrappati alla poltrona, insieme alla maggioranza, dopo il gravissimo danno reputazionale inflitto a Reggio, dimostra avidità del ruolo e assenza di senso delle istituzioni”.

Nel frattempo, fa notare ancora Paglialonga, “l’assessora Mahmoud è sparita: nessuna dichiarazione, nessuna spiegazione, nessuna assunzione di responsabilità. È la vergogna per il coinvolgimento suo e del suo assessorato a farla tacere, oppure la vicinanza a Elly Schlein le garantisce uno scudo politico che la mette al riparo da dimissioni e conseguenze? Un’assessora che si sottrae al confronto proprio quando deve rispondere diserta le proprie responsabilità politiche. E il suo silenzio grida più forte di qualsiasi giustificazione”.

Massari, chiede Paglialonga, “non usi la presenza della delegazione israeliana, guidata da una figura legata da oltre trent’anni a Reggio Children, per eludere le domande su quella americana che ha rinunciato. Anche alla prima è stato chiesto di firmare il documento su Gaza? A noi risulta di no: l’umiliazione politica e l’abiura ideologica erano riservate soltanto all’altra? Risponda con i documenti: alle sue parole non crediamo più. Se confermata, questa disparità sarebbe un’ulteriore, gravissima forma di discriminazione”.

Ce n’è anche per il Pd reggiano, che secondo il consigliere comunale di Fratelli d’Italia “sacrifica alla brama di potere i valori che pretende di rappresentare: accoglienza, inclusione, uguaglianza e memoria delle persecuzioni che diventano slogan vuoti quando difenderli significa mettere in discussione i propri amministratori. Se la priorità è salvare Massari e la maggioranza, allora la poltrona vale più della dignità delle persone. Chi condanna le discriminazioni degli avversari e tollera richieste di adesione politica agli educatori quando governa non ha alcuna credibilità per impartire lezioni morali. Il Pd spieghi perché pretende responsabilità da tutti, tranne che dai propri amministratori. Reggio non merita il ridicolo internazionale né amministratori che mentono meglio di quanto amministrano, si aggrappano alla poltrona o spariscono pretendendo di continuare come se nulla fosse”.

Per Paglialonga, in conclusione, “le dimissioni sono l’unica risposta seria. Il resto è volontà di potere a ogni costo”.



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