Le multe dovranno finanziare la sicurezza stradale. Il nuovo Codice della strada, approvato in via preliminare dal governo il 13 ottobre, elimina la possibilità per i Comuni di utilizzare liberamente metà degli incassi delle contravvenzioni. Una stretta che interessa circa 800 milioni di euro e rischia di costringere molte amministrazioni a rivedere i propri conti.
Il cambiamento riguarda la destinazione del denaro. Oggi la disciplina generale impone agli enti locali di riservare almeno il 50% dei proventi a segnaletica, controlli e interventi per la sicurezza della circolazione. La metà restante può finanziare altre spese comunali. Con la riforma viene meno questa disponibilità: gli incassi dovranno essere impiegati per controlli, manutenzione e messa in sicurezza delle strade, educazione stradale e personale addetto alle attività di controllo.
Non si tratta, dunque, di un trasferimento automatico di metà del gettito allo Stato. I soldi potranno restare ai Comuni, ma con vincoli che ne impediscono l’impiego come entrata buona per ogni esigenza di bilancio.
Cambia anche la ripartizione tra le amministrazioni. Per le infrazioni accertate dalla polizia locale, il 70% dei proventi andrà all’ente da cui dipendono gli agenti e il 30% al proprietario della strada. Per quelle rilevate dalle forze statali, il 30% spetterà allo Stato e il 70% al proprietario della strada. Un Comune che multa con i propri agenti sulle proprie strade potrà quindi incassare entrambe le quote, rispettandone però le finalità di spesa.
Il provvedimento contiene numerose altre novità. Le multe per eccesso di velocità saranno calcolate in proporzione ai chilometri orari oltre il limite, superando l’attuale sistema per fasce. Un meccanismo pensato per distinguere gli sforamenti contenuti dalle violazioni più gravi, accompagnato da sanzioni aggravate per le condotte considerate più pericolose.
Per le infrazioni rilevate a distanza, il termine di notifica del verbale scenderà da 90 a 45 giorni. Prima di avviare la riscossione coattiva, l’amministrazione dovrà inviare un avviso bonario. Sono previste anche procedure per annullare d’ufficio i verbali che contengono errori evidenti.
Sul fronte delle patenti, il rinnovo decennale per auto e moto sarà esteso fino a 65 anni. Per la guida professionale di camion e autobus il limite salirà a 70 anni, con le verifiche previste. Spazio ai documenti di guida digitali e a una stretta sui veicoli senza assicurazione, per i quali viene introdotto il divieto di marcia a tempo indeterminato.
Casco e contrassegno identificativo saranno obbligatori per i cicli a propulsione elettrica, categoria distinta dalle normali biciclette a pedalata assistita. I Comuni dovranno inoltre aderire alla piattaforma nazionale dei contrassegni per le persone con disabilità, così da facilitarne il riconoscimento e l’accesso alle zone a traffico limitato.
Le nuove disposizioni non sono ancora in vigore. Il testo dovrà passare attraverso i pareri del Consiglio di Stato, della Conferenza unificata e delle commissioni parlamentari, prima di tornare al governo per l’approvazione definitiva. Nel corso dell’esame potranno essere introdotte modifiche, anche sulle norme che toccano le casse comunali.






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