Dopo la mostra “Esperanto” e la realizzazione dello spettacolo e del cortometraggio “Come la neve”, che hanno segnato il cammino artistico del 2025, gli ospiti del centro socio-occupazionale Ecocreativo – gestito dalla cooperativa sociale L’Ovile a Rubiera – si ripresentano al pubblico reggiano con una nuova mostra che sarà inaugurata venerdì 16 ottobre in centro storico a Reggio, in via Farini, 1.
Terzo Corpo, il nome scelto dal gruppo, che include anche diverse persone fragili, è un collettivo artistico interdisciplinare che dall’anno scorso ha sviluppato una propria identità autoriale e che ora propone una mostra di opere in ceramica e installazioni artistiche: “Serotinìa: forme di un possibile”, ispirandosi alla proprietà di ciò che resta inerte e chiuso nel buio finché una forza esterna non ne altera lo stato.
In natura, spiega Emanuele Mussini, responsabile del laboratorio socio-occupazionale Ecocreativo, “la serotinìa è una latenza, una resistenza minerale che non cede alla stasi e attende l’impatto con l’altro per liberare la forma. Così è la ceramica, entrata nella ricerca del collettivo non come scelta tecnica, ma come necessità, perché è una materia che conserva la memoria del gesto, accoglie l’errore, registra il tempo del fare e trasforma un processo di pensiero condiviso in una presenza fisica. Ogni forma mantiene le tracce delle relazioni che l’hanno generata: impronte, modifiche, ripensamenti, stratificazioni, e la ricottura consente di trasformare la fragilità in una nuova densità strutturale”.
Un “Terzo Corpo”, in sostanza, si rivela in questo incontro che propone l’omonimo collettivo di Ecocreativo, cui partecipano, con competenze eterogenee, molti dei 34 ospiti del laboratorio socio-occupazionale rubierese e propone una pratica artistica che comprende teatro, grafica, illustrazione, ceramica, installazione e performance.
“È un’idea di welfare culturale”, sottolinea Mussini, “in cui l’arte diventa strumento di benessere e di valorizzazione di possibilità espressive personali latenti, ma anche un’occasione di confronto tra i partecipanti e di socializzazione, come dimostrano bene le relazioni che si generano con tanti altri soggetti del territorio (realtà pubbliche e private, artisti affermati, associazioni di volontariato, altre cooperative sociali impegnate in servizi educativi) e, soprattutto, con quel pubblico al quale non si presenta un disagio, ma opere che riassumono identità, storie, forze e fragilità, competenze acquisite e capacità di raccontarsi per favorire un incontro”. Ogni progetto, per Mussini, “è il risultato di una creazione collettiva nella quale intuizioni, competenze, immaginari e sensibilità convivono senza perdere la propria singolarità”.
La mostra “Serotinìa: forme di un possibile” sarà inaugurata con un’azione performativa venerdì 16 ottobre alle 18 in via Farini, 1, nel centro storico di Reggio. L’esposizione – che propone 35 opere in ceramica, quattro installazioni ambientali e un totem scultoreo – sarà aperta fino al 7 novembre: dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 10.30; nei pomeriggi di mercoledì e venerdì dalle 17 alle 19; il sabato dalle 9.30 alle 19. L’ingresso alla mostra è gratuito.
L’appuntamento fa parte di “Crescere Comunità”, un ciclo di eventi diffusi sul territorio reggiano che la cooperativa sociale L’Ovile promuove ogni anno: è dedicato a impatto sociale, inclusione, benessere e sostenibilità ed è inserito nel vasto programma della Settimana della salute mentale.
L’allestimento si sviluppa lungo quattro sale espositive, proponendo un itinerario articolato in oltre quaranta opere: quattro serie di opere scultoree e ceramiche, realizzate con tecnica in terraglia bianca, lavorazione a ingobbi e finitura in cristallina; quattro installazioni ambientali e un totem scultoreo, che scandiscono lo spazio riflessivo della mostra; la proiezione del cortometraggio “Come la neve” (2025, 19 min – regia di Francesca Catellani, produzione L’Eco Creativo / coop. L’Ovile / coop. Coressai), che rielabora l’omonimo spettacolo teatrale partendo dai sedimenti archetipici della fiaba di Biancaneve, trasformandola in una soglia liminale e in un rito visivo sui temi della metamorfosi, della relazione e della maturazione collettiva.






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