La Reggio antiebraica di Massari e Mahmoud

Marco Massari e Marwa Mahmoud – NF

Reggio Emilia accusata di antisemitismo. Reggio Children associata sui media nazionali e internazionali a parole che questa città pensava di avere consegnato per sempre alla propria storia più lontana. Il presidente della Comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi parla di metodi da Terzo Reich, evoca Goebbels, denuncia una discriminazione degli ebrei in quanto ebrei e chiede le dimissioni dell’amministrazione comunale.

Siamo arrivati qui.

Ed è difficile persino misurare la dimensione del disastro. Reggio Children non è un’azienda municipale qualsiasi. È uno dei nomi di Reggio Emilia più conosciuti nel mondo, forse quello dotato del maggiore prestigio internazionale. Per mezzo secolo ha costruito la propria autorevolezza su un’idea universale dell’educazione, sull’ascolto, sulle differenze, sulla dignità della persona. Oggi quello stesso nome circola associato all’accusa più infamante che potesse ricevere: avere discriminato degli educatori perché ebrei.

Il danno è enorme e difficilmente riparabile. Decenni di lavoro di pedagogisti, insegnanti, famiglie, amministratori e studiosi messi a repentaglio in pochi giorni da una minoranza ideologizzata, dalla gestione politica dell’assessora Marwa Mahmoud, dalla Cgil che ha chiesto di annullare la visita e soprattutto da un sindaco che aveva il dovere di fermare questa deriva e non lo ha fatto.

Marco Massari è il primo responsabile politico di quanto è accaduto. Non perché abbia scritto personalmente ogni documento o pronunciato ogni frase, ma perché è il sindaco. Ha lasciato che la vicenda precipitasse fino alla rinuncia degli americani e all’esplosione di un caso internazionale. Adesso respinge l’accusa di antisemitismo e ricorda che l’antisemitismo non appartiene alla storia di Reggio Emilia.

È proprio questo il punto: da oggi appartiene anche alla sua storia.

Non perché Reggio Emilia sia improvvisamente diventata una città popolata da antisemiti, ma perché le sue istituzioni hanno prodotto un episodio che le comunità ebraiche denunciano come discriminatorio e antiebraico. E quando una città che ha costruito la propria identità sull’antifascismo arriva a essere accusata pubblicamente di usare metodi da Terzo Reich, il sindaco non può cavarsela spiegando che quella non è la nostra storia. Deve spiegare come sia stato possibile arrivarci.

Il problema è ancora più grave perché Massari aveva davanti una linea politica diversa, indicata dal segretario provinciale del partito che costituisce l’asse della sua maggioranza. Massimo Gazza aveva scritto parole inequivocabili: distinguere gli Stati dai cittadini, i governi dalle persone, le responsabilità politiche dalle appartenenze nazionali o religiose. Aveva aggiunto che confondere cento insegnanti con lo Stato di Israele sarebbe stato un errore politico e un rovesciamento dei valori che Reggio Emilia sostiene di difendere. E aveva concluso che la visita doveva svolgersi.

Gazza aveva visto il punto. Massari e Mahmoud no.

La frattura politica è enorme e non può essere nascosta. Se il segretario del Pd dice che gli insegnanti non devono essere confusi con Israele e l’amministrazione sostenuta dal Pd finisce dentro un caso mondiale proprio perché a insegnanti ebrei viene chiesta un’ulteriore dichiarazione riguardante Israele, qualcuno deve spiegare che cosa rappresenti questa amministrazione.

Chi rappresenta Massari?

Non la posizione espressa dal segretario del Pd. Non la tradizione universalista che Gazza aveva richiamato. Non certamente quella parte della città che considera intollerabile sottoporre un ebreo a un esame politico su Israele.

Allora chi?

È una domanda alla quale il Pd reggiano non potrà sottrarsi. Perché non siamo davanti a un incidente amministrativo ma a una catastrofe politica, etica e internazionale. Qualcuno dovrà assumersene la responsabilità. Non si può produrre un danno di questa portata all’immagine della città e di Reggio Children e poi continuare come se fosse accaduto un normale incidente di comunicazione.

Anche la risposta di Massari a Meghnagi mostra quanto ancora non sia stata compresa la profondità del problema. Rivendicare l’antifascismo di Reggio Emilia non risponde all’accusa. La rende più drammatica. La Medaglia d’oro della Resistenza non concede immunità morale a nessuno e la memoria non serve a certificare la bontà del presente. Serve a riconoscere ciò che non deve più accadere.

Per questo il 1938 non è un paragone improprio. La continuità sta nel principio dal quale tutto comincia: l’ebreo considerato prima come ebreo e poi come persona, gravato di una responsabilità collettiva che agli altri non viene richiesta.

Nel 1938 l’appartenenza ebraica diventò una condizione giuridica discriminante. Nel 2026, a Reggio Emilia, l’appartenenza a scuole ebraiche ha prodotto la pretesa di una dichiarazione politica ulteriore su Israele. È cambiato il mondo, sono cambiati gli strumenti, è incomparabile la violenza. Ma il germe culturale è riconoscibile: tu sei ebreo, dunque devi rispondere di qualcosa che riguarda gli ebrei.

È precisamente ciò che Meghnagi denuncia. Ed è precisamente ciò che Reggio Emilia, più di qualsiasi altra città, avrebbe dovuto riconoscere prima che accadesse.

Invece sono stati sufficienti pochi estremisti, una Cgil locale che ha chiesto di cancellare la visita, un’assessora che non ha saputo difendere il carattere universale dell’educazione e un sindaco politicamente irresponsabile perché un patrimonio costruito in decenni venisse trascinato dentro una delle peggiori crisi d’immagine della storia recente della città.

Questo è il punto etico prima ancora che politico. Reggio Emilia aveva conquistato nel mondo un’autorevolezza fondata sull’idea che ogni persona viene prima della sua appartenenza, che la differenza è ricchezza e che l’educazione apre porte invece di chiuderle. Il caso Reggio Children ha rovesciato quel principio proprio davanti agli occhi del mondo.

Le comunità ebraiche hanno ragione a non accettarlo. Hanno ragione a pretendere risposte. E la richiesta di dimissioni avanzata da Meghnagi pone ormai una questione politica che Massari, Mahmoud e il Pd non possono liquidare con un comunicato.

Qualcuno deve rispondere di questa catastrofe.

Perché le dimissioni, le responsabilità politiche, persino le amministrazioni passano. Il danno prodotto a Reggio Children resterà molto più a lungo. E resterà nella biografia della città il fatto che proprio Reggio Emilia, proprio la città della Resistenza e di Loris Malaguzzi, sia diventata nel 2026 un caso internazionale per avere chiesto a degli ebrei di rispondere di Israele.

Non è una macchia. Una macchia si può cancellare. È una frattura nella storia civile di Reggio Emilia. Ed è avvenuta sotto l’amministrazione di Marco Massari e Marwa Mahmoud.



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