Martedì 6 ottobre al Centro internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia è stata presentata alla Consulta delle scuole e dei nidi d’infanzia della città la carta “Per una educazione democratica e partecipata”, elaborata in oltre un anno di lavoro da Istituzione scuole e nidi d’infanzia del Comune di Reggio Emilia, Reggio Children e Fondazione Reggio Children.
Il testo chiede a partner, gruppi di studio e singole persone che entrano in contatto con il Reggio Emilia Approach di difendere i diritti umani, di contrastare ogni discriminazione (compresa quella per appartenenza religiosa e provenienza geografica), di ripudiare la guerra, di “condannare ogni forma di genocidio, crimine di diritto internazionale che, in tempo di pace come in tempo di guerra, gli Stati si impegnano a prevenire e a punire”, secondo gli articoli I e II della Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, e di condannare “ogni forma di militarizzazione delle scuole, di ogni ordine e grado e in ogni Paese”.
La Carta è stata condivisa con il network internazionale, la rete di 33 Paesi con cui Reggio Children ha le relazioni più stabili e durature. Si tratta di un testo aperto, in continuo aggiornamento anche grazie al contributo che stanno dando le famiglie nel percorso verso l’elezione dei prossimi Consigli Infanzia Città.
Alla serata, presieduta dal presidente dell’Istituzione Federico Ruozzi, sono intervenuti il direttore Nando Rinaldi, la presidente di Reggio Children Maddalena Tedeschi, l’assessora all’educazione del Comune di Reggio Marwa Mahmoud e le pedagogiste Annalisa Rabotti ed Elena Corte. La Consulta, molto partecipata, ha registrato numerosi interventi, espressione anche di posizioni distanti tra loro.
La Carta si fonda sul Regolamento delle scuole e nidi d’infanzia del Comune di Reggio, che definisce l’educazione un “terreno di incontro dove si pratica la libertà, la democrazia, la solidarietà e si promuove il valore della pace”, e richiama la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la Dichiarazione universale dei diritti umani e l’articolo 11 della Costituzione italiana. A chi la condivide chiede di sostenere una società aperta e pluralista, di educare alla nonviolenza “superando la cultura del nemico” e di considerare le situazioni conflittuali della vita quotidiana come un’occasione di confronto e di dialogo.
L’Istituzione scuole e nidi d’infanzia, Reggio Children e la Fondazione Reggio Children si sono assunti a loro volta tre impegni: fare delle proprie scuole luoghi di libertà di espressione e di ascolto delle differenze, diffondere le pratiche della democrazia partecipata, promuovere dibattiti pubblici con i partner nei diversi Paesi.
Il testo è stato discusso e rivisto in più passaggi: è stato condiviso con lo staff di presidenza della Fondazione Reggio Children, gli staff dell’Istituzione scuole e nidi d’infanzia e di Reggio Children, la commissione paritetica dell’Istituzione, il gruppo della convenzione tra Istituzione e Reggio Children, il personale delle scuole e dei nidi, la segreteria dei Consigli Infanzia Città.
Il documento è infine approdato alla Consulta (il luogo in cui si coordinano i Consigli Infanzia Città, presenti in ogni nido e ogni scuola dell’infanzia comunali e convenzionati ed eletti ogni tre anni da genitori, educatori, pedagogisti e cittadini) nella sua ultima stesura, che ha recepito alcune delle osservazioni raccolte in queste settimane, ma il lavoro di aggiornamento continuerà anche nei prossimi mesi.
La Carta “Per una educazione democratica e partecipata” è rivolta a tutti coloro che, a diverso titolo, entrano in contatto con il sistema educativo reggiano: a ciascuno chiede un’assunzione di responsabilità condivisa, la stessa che Istituzione scuole e nidi d’infanzia, Reggio Children e Fondazione Reggio Children si prendono per prime.
Al gruppo di insegnanti, educatori ed educatrici di scuole ebraiche atteso a Reggio dall’11 al 16 ottobre, che – come precisa Reggio Children, “partecipa a titolo personale” – è stata chiesta, “in risposta alle preoccupazioni emerse in città”, un’ulteriore presa di distanza esplicita dalle politiche del governo di Israele guidato da Benjamin Netanyahu.






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