Gli insegnanti delle scuole ebraiche vengono a Reggio Emilia per imparare. Una parte della sinistra vorrebbe lasciarli a casa. Il Comune e il Pd chiedono garanzie, adesioni, dichiarazioni di principio. Nel mezzo, Reggio Children rischia di diventare l’ufficio che rilascia il patentino di ebreo accettabile. Una vergogna, tanto più oggi, 7 ottobre.
Il gruppo consiliare del Pd ha precisato che si tratta di professioniste presenti a titolo personale, senza incarichi del governo israeliano. Bene, allora si accolgano. Invece la nota prosegue elencando condizioni “imprescindibili”, da “rafforzare”, per un confronto “senza ingenuità”. Il tono è quello di chi ha sventato un’infiltrazione. Sono insegnanti venute a studiare un metodo educativo. Trattarle come una questione di sicurezza politica dà la misura dello smarrimento reggiano.
La Carta educativa vale per tutto il network, non è stata scritta per loro. Ma oggi viene richiamata mentre si chiede di annullare la visita e si manifesta davanti al Centro Malaguzzi. In questo contesto la sua funzione cambia. Diventa la dichiarazione da ottenere prima di aprire la porta. Ripudiate la guerra, offrite garanzie, fateci capire che possiamo fidarci. Gli ospiti devono liberarsi di un sospetto che li precede.
Qui affiora la sostanza antiebraica della vicenda. Agli insegnanti viene presentato un conto che appartiene al governo di Israele. Devono spiegare, dissociarsi, rassicurare. È il vecchio meccanismo della colpa collettiva, rivestito di lessico pedagogico.
L’antisemitismo può passare anche da questo: considerare un ebreo responsabile fino a quando non abbia chiarito la propria posizione. Le intenzioni dichiarate contano meno del trattamento riservato alle persone.
Marwa Mahmoud dovrebbe capirlo. È assessora all’Educazione e ha il dovere di difendere la libertà dell’incontro, soprattutto quando qualcuno vuole impedirlo. Ha invece dato copertura politica all’accoglienza condizionata. Un errore grave, che rivela quanto poco siano compresi i diritti individuali da chi parla ogni giorno di inclusione. Nessun amministratore ha il mandato di certificare la coscienza degli ospiti. Nessuna firma rende una persona degna di entrare in una scuola.
Se un partecipante ha compiuto azioni contestabili, si portino i fatti e si ascolti la sua risposta. Se una scuola sostiene iniziative militari, se ne discuta. Ma si smetta di mettere sotto processo un’intera visita. La responsabilità è personale. Questa distinzione dovrebbe essere patrimonio di una città democratica, non una concessione strappata dopo giorni di polemiche.
La protesta davanti a Reggio Children offende la storia repubblicana di Reggio. Si vuole tenere lontano chi viene per studiare, e lo si fa proclamando la pace. Una parte della sinistra ha perso la bussola; un’altra teme di contraddirla e cerca riparo nei documenti. Il risultato è che gli ospiti ebrei diventano un problema. È una spia della deriva della sinistra italiana, che deve fare i conti con l’antisemitismo presente nelle proprie mobilitazioni, anziché presumersi immune per meriti storici.
Oggi ricordiamo il 7 ottobre 2023, la più grave strage di ebrei dalla Shoah. Hamas e gli altri gruppi armati coinvolti nell’attacco uccisero circa 1.200 persone e portarono a Gaza 251 ostaggi. Famiglie massacrate nelle case, ragazzi assassinati a un festival. Le difese israeliane cedettero; per ore lo Stato non riuscì a proteggere i suoi cittadini. Una catastrofe che resta dentro la vita di Israele.
Senza quel giorno non si comprende ciò che è seguito. Non giustifica la risposta spropositata e criminale del governo Netanyahu, le decine di migliaia di palestinesi morti, Gaza devastata. Ma la condanna di quella devastazione non cancella la strage e non autorizza a chiamare gli ebrei del mondo a risponderne. Si può difendere la vita palestinese senza mettere sotto accusa un’insegnante ebrea. Dovrebbe essere ovvio. A Reggio non lo è più.
Hamas ha allontanato la prospettiva dei due Stati e la destra radicale israeliana continua a soffocarla. Chi vuole la pace deve riconoscere il diritto di entrambi i popoli a vivere liberi e sicuri. Qui possiamo cominciare da una cosa meno ambiziosa: aprire la porta a degli insegnanti senza chiedere loro un certificato di innocenza. Il 7 ottobre sarebbe il giorno giusto per accorgersi dell’enormità di ciò che stiamo facendo.






Questa sinistra, questo partito, questo sindacato, quest’assessore, questi attivisti si confermano ancora una volta drammaticamente ed ottusamente dalla parte sbagliata della storia. Predicano malissimo e razzolano altrettanto malamente, e solo qui hanno gioco facile. Dovrebbero andare a blaterare le loro verita’ assolute a casa di quelli che qui difendono a spada tratta….giusto per rendersi conto di come, dall’altra parte, verrebbero facilmente ridotti al silenzio.