Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bologna Andrea Romito ha archiviato il fascicolo nato da una querela per diffamazione presentata da alcuni esponenti di Fratelli d’Italia (il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, l’europarlamentare Stefano Cavedagna, il consigliere comunale e regionale Federico Sassone e la consigliera comunale Manuela Zuntini) nei confronti del sindaco di Bologna Matteo Lepore.
La vicenda risale al febbraio del 2025: Lepore denunciò pubblicamente un’intrusione a Palazzo d’Accursio – sede del Comune di Bologna, che in quel momento era chiuso al pubblico – da parte di militanti di Gioventù nazionale (la sezione giovanile del partito di Giorgia Meloni) in occasione del Giorno del ricordo per i massacri delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata.
All’epoca, il sindaco puntò il dito contro Fratelli d’Italia: “Dovranno spiegare il perché delle loro presenze e del loro ruolo di facilitatori”, disse, sostenendo che “a quanto pare l’estrema destra continua a desiderare e provare ebrezza per gesta del ventennio passate alla storia”. Parole che avevano spinto il partito di destra a denunciare il primo cittadino felsineo.
Nei mesi scorsi la pm Michela Guidi aveva già chiesto l’archiviazione, inquadrando le frasi finite nel mirino di Fratelli d’Italia nel perimetro del cosiddetto “diritto di critica”. Ora il gip ha sciolto la riserva, ritenendo che le affermazioni del sindaco si collochino “nell’alveo del legittimo confronto politico” e che risultino “funzionali alla manifestazione del dissenso su questioni di interesse collettivo, senza trasmodare in forme di gratuità ostilità o di aggressione personale avulsa dal contesto”.
La condotta di Lepore, quindi, per il giudice “deve essere valutata quale espressione dell’esercizio costituzionalmente garantito dall’articolo 21, con conseguente insussistenza del reato”, trovando applicazione nel caso specifico “l’esimente del diritto di critica politica”; le critiche, poi, secondo il giudice “non investivano […] aspetti della sfera privata dei denuncianti, ma esclusivamente la dimensione pubblica delle personalità politiche coinvolte nella fiaccolata commemorativa”, e il comunicato stampa del sindaco “appare […] rispettoso del requisito della verità del fatto oggetto di critica”.






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