Ye, Massari e l’antifascismo

Ye Kanye West in concerto – YT

C’è qualcosa di irresistibilmente teatrale nell’idea che Marco Massari immagini di convocare Kanye West – anzi, Ye, come preferisce oggi – a un garbato tavolo di confronto con il meglio dell’associazionismo civico reggiano. Una sorta di salotto settecentesco, se non fosse che al posto dei lumi ci sarebbero comunicati stampa, e al posto di Voltaire una superstar globale con una spiccata tendenza all’imprevedibilità.

L’immagine, lo si ammetta, ha una sua grazia involontaria. Si potrebbe quasi allestire: Ye seduto, assorto, mentre una delegazione composta da sigle e acronimi – Anpi, Mondinsieme, Non Una di Meno e via enumerando – gli espone, con civile passione, le radici antifasciste della città. Sullo sfondo, magari, una locandina della Pastasciutta antifascista, appuntamento rituale di una memoria che a Reggio Emilia non è mai folklore, ma identità dichiarata.

Del resto, si sa: la città del Tricolore ha una relazione liturgica con il 25 aprile. Viene talvolta raccontata come se fosse nata allora – con buona pace di Marco Emilio Lepido e dei suoi ventitré secoli di anticipo. Ma le città, come le persone, hanno il diritto di scegliersi i propri miti fondativi, e di abitarli con una certa solennità.

E poi, banalmente: è un concerto. Non un sinodo. La Rcf Arena è stata costruita per questo, non per organizzare sedute di rieducazione civica con headliner internazionali. Ye dirà cose discutibili? Probabile. Ma per fortuna canta e, soprattutto, poi se ne va. Non è poco, di questi tempi.




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