Il pozzo

don Giuseppe Dossetti Polveriera Reggio – FM

Una delle pagine più belle e commoventi del Vangelo è il racconto dell’incontro tra Gesù e la donna samaritana al pozzo di Sichem. Adriano Celentano l’ha rivisitata con una bella canzone, “Il forestiero”. Mi piace che questo testo sia letto nella Giornata della Donna: la Samaritana diventa come Maria Maddalena, prima testimone della risurrezione di Gesù, apostola degli apostoli; infatti, l’episodio si conclude con lei che corre al suo villaggio, invitando ad accogliere uno sconosciuto “che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che non sia lui il Messia?”.

In effetti, questa donna ha un passato burrascoso e un presente non secondo le norme. Gesù lo sa, le ha letto l’anima: “Hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito”. In più, la donna è samaritana, appartiene cioè a quel movimento religioso considerato eretico dagli ebrei. Gesù dunque infrange parecchie regole: parla con una donna, straniera ed eretica, e di dubbia moralità. Ma è per questo che egli è venuto. Dirà infatti: “Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori; non hanno bisogno del medico i sani, ma gli ammalati” (Mt 9), e la pecorella smarrita vale per lui più di quelle docili.

Poi, c’è il pozzo. Gli abbeveratoi, per uomini e animali, erano luoghi di incontro, spesso anche vi si stipulavano accordi e si sancivano alleanze. Gesù desidera l’incontro, lo prepara, secondo sant’Agostino; e nel Dies Irae, il meraviglioso inno medievale, c’è un riferimento a questo episodio: “Quaerens me sedisti lassus,/ redemisti crucem passus/ tantus labor non sit cassus”. Si invoca la pietà divina: “Recordare, Iesu pie, quod sum causa tuae viae, ne me perdas illa die”; ovvero: “Ricordati, o buon Gesù, che io sono il motivo del tuo cammino, nel giorno del giudizio non condannarmi”. E questo perché “sei venuto a cercarmi; per la stanchezza del cammino ti sei seduto: che tanta fatica non sia vana”.

C’è dunque un pozzo, nella vita di ciascuno di noi, e lì, seduto, c’è Gesù che ci aspetta. Quando, dove? Soltanto lui lo sa, quando i suoi occhi vengono aperti e la povertà del Forestiero indica quanto valga per lui la pecorella, che egli ama di un amore appassionato.

Ci è lecito trasformare in numeri questi incontri, chiederci quanti pozzi ci sono, a quante samaritane è rivelato il mistero? La sociologia disegna grafici e tabelle; ma l’amore di un Dio appassionato della sua creatura non si lascia tradurre in categorie e tendenze; infatti, nell’amore sia l’amante che l’amato sono unici.

Questa è la ragione del dovere che abbiamo di essere ottimisti, nonostante tutto, perché nessuno è perduto; e se si è perduto, il pastore buono lo va a cercare e casomai lo aspetta, seduto sulla vera del pozzo.

Stiamo attenti a adoperare gli strumenti della statistica. Essi sono a sfavore della Chiesa, della sua consistenza numerica e del suo influsso sulla cultura del tempo. C’è però un pericolo più subdolo e più grave, cioè quello di tirare una linea di demarcazione tra i credenti e coloro che non lo sono, o lo sono con fatica e cadute. C’è, è vero, una statistica, che il Signore della Chiesa adopera: è quella del pastore buono, che conta le novantanove pecorelle che sono nell’ovile, ma per lui ne manca una, e quell’una è per lui la più importante.

I numeri possono diventare un muro, ma questo è il modo di ragionare del mondo, non quello di Gesù Cristo. Non può esserlo neppure per i suoi discepoli. Certamente, il Battesimo ci fa varcare il Mar Rosso, il confine tra morte e vita, e opera la trasformazione da schiavi del peccato a figli. Ma questo passaggio non è escludente, ma inclusivo: le differenze si fondono in un’unica armonia.

Paolo di Tarso osa elencare le muraglie che separavano gli uomini del suo tempo. Tutto questo è passato, non esiste più: “Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,26ss).




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