Guastalla, visite specialistiche private “fantasma” in ospedale pagate in contanti: arrestato primario ortopedico

medico ospedale Guastalla pagamento contanti – CC

I carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazioni e sanità) di Parma, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura di Reggio Emilia, hanno arrestato in flagranza di reato un medico ortopedico, direttore di diverse strutture complesse di ospedali della provincia reggiana, indagato per peculato e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, entrambi in forma continuata.

I carabinieri sono intervenuti nel pomeriggio di lunedì 2 marzo all’ospedale di Guastalla, subito dopo che l’uomo aveva ricevuto da una paziente 100 euro in contanti come pagamento di una prestazione sanitaria privata, appropriandosi così illecitamente dell’intera somma – anche della parte che sarebbe invece stata destinata all’Azienda Usl di Reggio.

Le indagini, avviate lo scorso settembre, hanno portato gli inquirenti a sospettare che il professionista sanitario, nonostante fosse formalmente autorizzato all’esercizio della libera professione intramoenia (l’attività privata svolta da medici ospedalieri all’interno delle strutture pubbliche, ma al di fuori del normale orario di lavoro), avrebbe erogato prestazioni mediche private senza registrarle nel sistema informatico dell’Azienda Usl reggiana, intascando i relativi compensi in contanti per non lasciare tracce.

In particolare, stando alle indagini, tra l’11 novembre dello scorso anno e il 2 marzo di quest’anno l’indagato avrebbe erogato 25 prestazioni private: in tutti questi casi, secondo le accuse, i pazienti non risultavano regolarmente prenotati (le richieste di appuntamento venivano gestite direttamente dal medico in questione, senza passare dai canali ufficiali previsti per l’attività intramoenia) e i pagamenti – di importo variabile – sarebbero stati richiesti esclusivamente in contanti.

Le indagini, che si sono avvalse anche di intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno inoltre documentato un altro aspetto illecito della vicenda: il professionista sanitario, oltre a trattenere per sé l’intero compenso delle visite, senza versare la quota spettante all’azienda sanitaria, in alcune occasioni avrebbe anche utilizzato farmaci destinati alla dotazione ospedaliera per somministrarli invece ai pazienti visitati privatamente.

L’uomo, in un primo momento, è stato arrestato e posto agli arresti domiciliari nella sua abitazione. Dopo la convalida dell’arresto, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Reggio ha disposto che fosse rimesso in libertà, ma contestualmente lo ha sospeso per un anno dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio, con interdizione – sempre per un anno – dall’attività di medico-dirigente ospedaliero presso strutture sanitarie pubbliche rientranti nei servizi territoriali dell’Asl; per il professionista è scattato inoltre anche il divieto temporaneo (per dodici mesi) di esercitare la professione di medico in libera professione intramoenia presso qualsiasi struttura sanitaria pubblica.



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