Sono state soltanto tre, in oltre dieci mesi di attività, le segnalazioni allo sportello antirazzista che si sono poi tradotte in pareri legali “ad evidenza della discriminazione riscontrata” e che sono sfociate in una denuncia vera e propria.
Lo si apprende dallo stesso Comune di Reggio Emilia, in un comunicato che cerca di salvare il senso politico dell’iniziativa per alleggerire la percezione di fallimento già ampiamente diffusasi in città.
In un’altra decina di casi, sulle 27 segnalazioni complessive risultate “pertinenti”, invece, l’azione di accompagnamento si è concretizzata genericamente “nell’intermediazione e nel supporto con altri servizi di territorio”, mentre per quanto riguarda le restanti segnalazioni è seguito un sostanziale nulla di fatto.
L’esperienza dello sportello antirazzista reggiano è ora pronta a cambiare faccia: a giugno, infatti, termina la fase di sperimentazione legata al progetto europeo Cities, che aveva consentito di avviarne l’attività. Nonostante i numeri irrisori, “l’esperienza proseguirà”, precisa il Comune: lo sportello sarà attivo sempre in via Marzabotto, presso il Centro internazionale Mondinsieme, ma senza la gestione affidata fin qui alla cooperativa Dimora d’Abramo.
Una scelta, quella del Centro Mondinsieme, che se da una parte è coerente con le finalità del centro stesso (che si occupa di elaborazione e sviluppo di progetti e attività per l’integrazione sociale, la coesione e il dialogo interculturale), dall’altra pone però anche qualche questione di opportunità, visto che l’assessora comunale con delega a intercultura e diritti umani Marwa Mahmoud è proprio una dipendente – in aspettativa non retribuita – della Fondazione Mondinsieme.






Non ci sono commenti
Partecipa anche tu