Nella mattinata di martedì 13 gennaio, pochi secondi prima delle 9.28, la sala sismica dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha registrato una scossa di terremoto di magnitudo 4.3 in Romagna, in provincia di Ravenna, nella zona compresa tra Faenza e Forlì.
Il sisma, secondo l’Ingv, ha avuto origine a una profondità di 23 chilometri, con epicentro individuato a 7 chilometri a sud-ovest della cittadina di Russi. I comuni più vicini all’epicentro sono risultati quelli ravennati di Russi, Cotignola e Faenza, ma la scossa è stata avvertita distintamente anche nella vicina Forlì: grande paura tra la popolazione, che è subito scesa in strada per timore di possibili repliche, ma al momento in ogni caso non risultano segnalazioni di persone ferite o danni a cose. Sono inoltre in corso le verifiche sulle segnalazioni arrivate.
Un paio di minuti più tardi, alle 9.29, una seconda scossa ha interessato la stessa area: in questo caso la sala sismica dell’Ingv ha calcolato una magnitudo di 4.1, con origine a una profondità di 22 chilometri ed epicentro a 8 km a est di Faenza. I comuni più vicini all’epicentro, anche in questo caso, sono risultati quelli ravennati di Faenza e Russi e quello di Forlì.
In Emilia-Romagna è scattata immediatamente la procedura prevista in caso di eventi sismici: a Bologna è stata attivata la centrale operativa regionale nella sede dell’Agenzia di sicurezza territoriale e protezione civile, coordinata dal direttore Massimo Camprini, i cui operatori si sono subito recati nelle zone interessate per le prime verifiche, già avviate anche dai vigili del fuoco del territorio.
Anche i Comuni più vicini all’epicentro hanno attivato le procedure previste, in primo luogo facendo uscire gli alunni e le alunne dalle scuole; nelle aree interessate, inoltre, sono stati aperti i rispettivi centri operativi comunali.






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È così, siamo in balia di 300 persone, poco meno o poco più che si fan forte della debolezza, per non dir oltre
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