Decolonizzazione, fa più rumore un albero che cade di un’intera foresta che cresce

scuola classe multietnica compiti – P

Riceviamo e pubblichiamo in versione integrale questo intervento di Gabriella Bigi (Portofranco) e Daniela Parisi (Diesse) sul dibattito in corso sulla questione della “decolonizzazione dello sguardo” nel mondo della scuola.

 

Nei giorni scorsi la nostra città ha assistito al fiorire di numerose polemiche, prese di posizione e dibattiti politici riguardanti le sfide culturali che deve affrontare la scuola italiana, in particolare riguardanti studenti di famiglia straniera presenti nelle nostre scuole.

Non è nostra intenzione intervenire sul tema per prendere posizioni politiche o ideologiche, poiché riteniamo che i problemi si risolvano attraverso i fatti e il dialogo tra i protagonisti dell’evento educativo, istituzionali e no. Vorremmo, però, che si conoscesse di più quanto di positivo, da anni, si sta ponendo in atto in questo campo da parte di associazioni di volontariato, in particolare vorremmo raccontare due esperienze.

La prima riguarda il centro di aiuto allo studio Portofranco, presente a Reggio dal 2004 e rivolto agli studenti delle scuole medie superiori: da alcuni anni è ospitato nelle aule dell’istituto Scaruffi, nei giorni di lunedì, mercoledì, venerdì dalle ore 15 alle ore 17.45. Nello scorso anno scolastico si sono iscritti più di 100 studenti, un quarto dei quali sono stranieri. Quest’anno scolastico la percentuale degli studenti stranieri iscritti sta aumentando per il “passaparola” fra ragazzi e famiglie.

Grazie alla presenza di circa 35 volontari, fra docenti in attività e in pensione, professionisti e studenti, Portofranco offre gratuitamente aiuto nello svolgimento quotidiano dei compiti, nell’acquisizione di un metodo di studio e delle conoscenze disciplinari. Per i ragazzi stranieri da poco inseriti nelle scuole si offrono anche lezioni individuali per la conoscenza della lingua italiana, in particolare volte a potenziare la comprensione e la comunicazione scritta e orale. Complessivamente vengono effettuate circa 2.000 ore di lezione all’anno.

La responsabilizzazione dei ragazzi, la cura uno a uno, la preoccupazione educativa che anima tutti i volontari sono alla base di un metodo che si è rivelato da subito efficace e premiato dai risultati. Inoltre, nel corso dell’anno, il centro offre ai ragazzi momenti conviviali e di socializzazione insieme ai volontari (pranzi insieme e la gita a fine anno).

Molti ragazzi che frequentano Portofranco recuperano interesse per lo studio e capacità di impegno scolastico e sono sempre di più le scuole di Reggio che ci manifestano apprezzamento, mandando al centro i loro studenti. Anche la Provincia di Reggio Emilia e l’amministrazione comunale hanno sempre dimostrato interesse per Portofranco, perché è diventato un punto di riferimento per la prevenzione della dispersione scolastica e del disagio giovanile e per l’integrazione tra italiani e immigrati di prima e seconda/terza generazione, un luogo di speranza e di convivenza per tutta la scuola e per tutta la città.

La seconda esperienza riguarda la sfida educativa che raccoglie l’associazione di insegnanti Diesse (Didattica e innovazione scolastica) che, con momenti di formazione degli insegnanti, mira a valorizzare le caratteristiche di ciascuno attraverso la didattica o attraverso progetti specifici.

Da anni ci sta a cuore il tema degli alunni stranieri e nell’attività di formazione più volte ci siamo interrogati su quella che sta diventando sempre di più una sfida epocale.

Occorrono, e già ci sono, soggetti impegnati nella promozione dell’educazione per rischiare in modo ragionevole una risposta all’emergenza educativa, soprattutto di fronte all’emergenza immigrati. Si tratta di costruire ponti e non muri.

Il fallimento più grande che può avere un educatore è educare “entro i muri”. Educare dentro i muri: i muri di una cultura selettiva, i muri di una cultura della sicurezza che esclude la sfida degli incontri con l’altro. Esiste infatti una scuola viva dove ci si educa alla responsabilità e alla bellezza di essere cittadini attivi e solidali, una scuola dove al centro è la persona.

Per riappropriarci di questa consapevolezza, quest’anno 300 docenti provenienti da ogni parte d’Italia si sono radunati a Rimini per affrontare il tema della personalizzazione, cioè come arrivare a ciascuno dei nostri studenti, poiché ogni ragazza o ragazzo è un valore.

Viviamo in un contesto in cui tutte le classi appaiono difficili, non solo nel senso che ogni giorno occorre fare i conti con una varietà di situazioni che ben conosciamo – dalla presenza di studenti stranieri alle diverse forme di difficoltà di apprendimento – ma anche, e soprattutto, perché si avverte la necessità di insegnare avendo a cuore il percorso di ciascuno degli alunni che si hanno davanti, con un occhio particolare a coloro che provengono da contesti culturali diversi e che sono per noi una domanda.

L’accoglienza infine, ci siamo detti, non va vista come un problema, ma è un guardare l’altro, il diverso, in modo nuovo, considerando la sua umanità prima di tutto e trovando gli strumenti adeguati a sostenerla.

Gli esempi virtuosi di un lavoro serio sono tanti, da Milano alla Sicilia, e comunque in tutte le scuole ci sono docenti preparati ad affrontare tale sfida, anche in presenza di risorse talvolta carenti. Certo, si può fare di più, questo è innegabile, ma se guardiamo alle tante esperienze positive diffuse sul territorio, anche in collaborazione con associazioni e istituzioni, possiamo riconoscere che un cammino si sta facendo.

Siamo disponibili a entrare in un dialogo con l’attuale amministrazione
comunale, che invitiamo a verificare “sul campo” quanto abbiamo cercato di raccontare.

Gabriella Bigi (Portofranco)
Daniela Parisi (Diesse)



C'è 1 Commento

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  1. amedeo orlandini

    Grazie Gabriella e Daniela.
    “Contra factum non valet illatio” (Una argomentazione non ha valore se é in contrasto con un fatto accertato). Le argomentazioni che non tengono conto della realtà dei fatti si chiamano ideologie e su di esse si appoggia chi vuole imporre il suo potere. Anche a Reggio, oltre alle due realtà descritte da voi, ce ne sono molte altre, asili, scuole, classi, realtà di accoglienza, moltissimi docenti, dove si vive l’abbraccio al diverso, come una ricchezza non come nemico. Parafrasando il grande T.S. Eliot ” l’uomo che é adombrerá ció che pretende di essere” (Cfr. L terra desolata)


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