Al teatro Cavallerizza di Reggio “Se dicessimo la verità – Ultimo capitolo”

Se dicessimo la verità ph Marta Cervone

Giovedì 20 febbraio alle 20.30 al teatro Cavallerizza di Reggio è in programma “Se dicessimo la verità – ultimo capitolo”, di Emanuela Giordano e Giulia Minoli.

Lo spettacolo si colloca all’interno del progetto “Il palcoscenico della legalità”, dell’associazione Cco – Crisi come opportunità: nato in collaborazione con teatri, istituti penali per minorenni, scuole, università e associazioni impegnate nell’antimafia, il progetto ha preso vita nel 2011 con il debutto dello spettacolo “Dieci storie proprio così”, che coinvolgeva i familiari delle vittime della criminalità organizzata e le associazioni impegnate nelle terre confiscate alle mafie. Dal 2017, in coproduzione con il Piccolo Teatro, grazie alla collaborazione con il corso di Sociologia della criminalità organizzata tenuto da Nando dalla Chiesa all’Università di Milano, lo spettacolo si è arricchito di nuove storie: da dieci anni è intitolato “Se dicessimo la verità – Ultimo capitolo”, attraversa l’Italia raccontando la resistenza e la lotta alla criminalità organizzata.

Le autrici dello spettacolo sono Emanuela Giordano e Giulia Minoli.

Giordano è autrice, regista e docente: è stata direttrice della Casa dei teatri e della drammaturgia contemporanea di Roma. È autrice e regista di spettacoli legati al progetto “Il palcoscenico della legalità” e ha lavorato in istituti penitenziari minorili e scuole. Ha ideato il progetto “Enea in viaggio”, finalista del premio Migrarti 2017. Il suo documentario “Dieci storie proprio così” ha vinto il Nastro d’Argento nel 2018.

Minoli, dopo aver lavorato al teatro San Carlo di Napoli, nel 2006 ha fondato l‘associazione Cco – Crisi come opportunità, che lavora nel settore della comunicazione sociale, realizzando percorsi didattici per giovani in situazioni di disagio. Ha realizzato progetti in Italia e all’estero, dando voce a giovani emarginati, oltre a curare la realizzazione di diversi documentari. Dal 2019 è vicepresidente della Casa internazionale delle donne di Roma, dove promuove le politiche di genere e i diritti delle donne.

“La criminalità organizzata, grazie alla crisi provocata dalla pandemia”, scrivono le due autrici, “ha moltiplicato affari, investimenti, relazioni finanziarie. Questo è accaduto e accade in tutto il mondo, anche se il mondo finge di non saperlo. È una rimozione collettiva che riguarda le istituzioni e i cittadini. Lo spettacolo è una ‘ragionata’ provocazione contro quella rete mafiosa, trasversale e onnipresente, che vorrebbe sconfitta la coscienza collettiva, la capacità di capire e reagire. Mentre scriviamo questi appunti, continuiamo a raccogliere testimonianze, domande e riflessioni che riguardano non solo l’operato altrui ma anche la nostra responsabilità individuale, perché diritti e doveri siano uguali per tutti davvero. Il teatro non dà lezioni di vita e non ci offre soluzioni a buon mercato, offre stimoli e opportunità di conoscere e di riflettere, questo noi cerchiamo di fare”.