Confcooperative: in un anno l’occupazione sale del 3%

confcooperative

I processi di aggregazione in atto tra le imprese abbassano leggermente il numero delle cooperative associate (da 399 a 386 tra il 2016 e il 2017), ma il sistema Confcooperative continua a mostrare buone performance in tema di lavoro: in dodici mesi, infatti, gli occupati sono passati da 16.998 a 17.447, con una crescita superiore al 3%.
Gli andamenti migliori si sono registrati nei comparti in cui si registra la massima concentrazione di soci-lavoratori nelle cooperative, ed in particolare nel comparto del lavoro e servizi 275 occupati in più, con un incremento del 2% che ha portato il totale a 13.738) e della solidarietà sociale (+ 201 unità, con un dato complessivo di 2.320 lavoratori).

In lieve incremento (da 254 a 270 unità) anche i lavoratori delle imprese impegnate nella cultura, nel turismo e nello sport (da 254 a 270), mentre risultano stabili quelli del credito e in lieve flessione quelli delle imprese agroalimentari (da 806 a 770 unità), dove a fronte dell’aumento dell’occupazione nelle cantine sociali si è registrata una flessione di quelli attivi nei caseifici sociali.
Proprio il lavoro sarà uno dei temi centrali dell’assemblea della centrale cooperativa (che rappresenta un sistema con 3,6 miliardi di fatturato) in programma lunedì 19 novembre alle 17,30 nella sala convegni della sede di Confcooperative, in Largo Gerra.

Le questioni di fondo da affrontare, secondo Confcooperative, sono due: “da una parte – sottolinea il presidente Matteo Caramaschi – resta aperto il tema della regolarità del lavoro soprattutto nel campo dei servizi, dove la competizione si sta ancora giocando su forme di dumping contrattuale e tariffe di assegnazione di appalti che spiazzano e penalizzano le cooperative virtuose e i loro soci-lavoratori, mentre dall’altro sono necessari interventi che rilancino la peculiarità propria della figura del socio-lavoratore, rafforzando le cooperative come via privilegiata per la partecipazione, l’inclusività e l’estensione delle opportunità di accesso al lavoro”.

“Si tratta di una questione – prosegue Caramaschi – di straordinaria rilevanza, perché a fronte della concentrazione della ricchezza e della proprietà dei mezzi di produzione è evidente che l’impresa cooperativa – e questo vale per tutti i settori – è la formula che assicura non solo una vera partecipazione dei lavoratori soci alla proprietà e alla vita dell’impresa, ma garantisce anche una equa distribuzione della ricchezza generata dal lavoro”.

All’assemblea di Confcooperative – che partirà da un esame degli scenari economici entro i quali si colloca oggi la cooperazione anche a livello nazionale – interverranno Pierpaolo Prandi dell’Ufficio studi della Confederazione Cooperative Italiane e, per la prima volta, i presidenti di tre delle più grandi federazioni nazionali di riferimento per le cooperative: Giorgio Mercuri (Fedagripesca), Stefano Granata (Fedrsolidarietà) e Alessandro Maggioni (Habitat).