Sono pari a oltre 386 milioni di euro le risorse a disposizione a livello nazionale per attuare politiche e progetti a favore delle persone con disabilità.
La misura si articola in tre linee di intervento: l’asse principale è “Progetto di vita”, con una dotazione di 346,4 milioni, che finanzia interventi integrati su autonomia abitativa e inclusione lavorativa, con contributi da 250.000 euro fino a due o tre milioni per singolo progetto; “Agricoltura sociale”, con una dotazione di 20 milioni, dedicata all’inclusione lavorativa in ambito agricolo e agroalimentare, con finanziamenti fino a un milione; “Attività ricreative per bambini e giovani con disabilità”, anch’essa con una dotazione di 20 milioni, che prevede contributi fino a 300.000 euro per progetti educativi e inclusivi rivolti a giovani fino a 22 anni d’età.
La misura non riguarda soltanto enti locali e cooperative sociali, ma può mobilitare tutto il sistema imprenditoriale, a patto che le imprese siano coinvolte in reti territoriali che abbiano come capofila un ente del terzo settore. Le linee di intervento sono finalizzate a rafforzare l’autonomia personale e la vita indipendente di persone con disabilità, a favorirne l’inclusione lavorativa e sociale, a sviluppare percorsi formativi, occupazionali e ricreativi e a valorizzare competenze, capacità e talenti individuali.
In questo ampio alveo, sottolinea Confcooperative Terre d’Emilia, che in ambito sociale rappresenta 190 cooperative con oltre 9.000 soci e 10.700 occupati, “la cooperazione è attiva da decenni con strutture, servizi e migliaia di percorsi di inclusione lavorativa realizzati in collaborazione con il pubblico e decine di imprese d’ogni forma giuridica”.
Una sorta di task force, in sostanza, costituita dagli esperti di Confcooperative nel terzo settore, nel servizio finanziario, in quello giuslavoristico e nella consulenza societaria-amministrativa, gestiti insieme a B.More, il centro servizi della centrale cooperativa emiliana.
A disposizione, come si è detto, ci sono 386,4 milioni di euro, e le agevolazioni possono coprire fino al 95% dei costi ammissibili (fino al 100% nel caso degli enti locali): “Sono risorse a fondo perduto molto importanti”, spiega il responsabile finanziario di Confcooperative/B.More Francesco Maccione, “per finanziare interventi strutturali, investimenti produttivi, inclusione lavorativa e percorsi di autonomia che possono trovare un terreno molto fertile nei nostri territori, in cui da sempre si riscontra una spiccata vocazione per progetti a elevato impatto sociale”.
I progetti, ricorda Confcooperative, devono essere promossi da enti del terzo settore (e quindi anche cooperative sociali), società benefit e imprese agricole sociali, mentre tutte le altre imprese possono essere coinvolte come partner operativi, partecipando attivamente a investimenti, inserimenti lavorativi, sviluppo di nuovi siti produttivi inclusivi, adeguamento di impianti e strutture.
Le domande possono già essere presentate, fino all’esaurimento delle risorse: “Considerando quest’ultimo vincolo”, evidenzia Maccione, “invitiamo imprese ed enti del terzo settore ad attivarsi subito, perché intercettare queste risorse significa investire in inclusione, innovazione e sviluppo sostenibile del territorio”.






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