Pier Francesco Grasselli (*), nelle sue pagine si leggono spesso storie di amore tossico e violento. Non teme di essere accusabile di maschilismo?
In effetti in molti dei miei romanzi, per esempio in “La musa” e nell’ultimo che ho pubblicato, “Psycholove”, ci sono storie di passioni esacerbate che danno luogo a relazioni tossiche che talvolta sfociano in tragedie. Mi interessa indagare queste dinamiche, cosa che si può fare benissimo anche tramite la narrativa.
Lei crede che la società italiana sia tuttora intrisa di cultura patriarcale?
Può darsi. Tuttavia penso sia necessario separare il concetto di “maschio” da quello di “prevaricatore” o “violento”. Il concetto di “patriarcato”, che nulla ha a che vedere con l’omicidio, dal genere inammissibile di violenza che ha condotto alla morte di Giulia.
Dal suo punto di osservazione, social e modelli culturali hanno aggravato il problema di anaffettività e di cinismo, soprattutto tra i giovani?
Sì, ritengo che social network e modelli culturali abbiano aggravato problemi che nelle generazioni precedenti si presentavano in forma più lieve, creando dei veri e propri mostri di ego, cioè di egocentrismo, individualismo, esibizionismo, narcisismo e superficialità.
* Scrittore, poeta, autore di numerosi romanzi ambientati in contesti di problematiche giovanili.






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Ti ringrazio per la preferenza. Conto che la confermerai anche nel seggio.
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