L’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice ha commemorato nel porto di Trapani le vittime dell’immigrazione, in particolare quelle che hanno perso la vita durante il ciclone Harry, un migliaio di persone secondo le organizzazioni umanitarie. Una quindicina i corpi finora recuperati lungo le coste di Calabria e Sicilia.
Ha voluto reagire al silenzio “guidato da precise scelte politiche – di ieri e di oggi – colpevolmente dimentiche dei diritti inalienabili dell’essere umano”. Rivolgendosi all’ong Mediterranea, ha scritto: “La vostra attività è un segno forte e prezioso, un richiamo chiaro a sconvolgere il silenzio e a svegliare il sonno degli occhi di noi tutti, narcotizzati da scelte politiche che pianificano l’oblio di quanti continuano ad attraversare il mare in cerca di vita, di libertà, di pace, forti del diritto di ogni uomo e di ogni donna alla mobilità. Queste vittime – questi volti e questi corpi cancellati dei poveri – sono l’ennesimo frutto delle scelte disumane dell’Europa e dell’Italia, capaci solamente di legiferare contenimento e abbandono e di colpevolizzare come criminali quanti prendono il largo come ‘pescatori di uomini e di donne’ in balìa delle onde. Questi corpi umani che il mare ha riconsegnato sono una chiara denuncia di chi per mera propaganda populista rivendica il risultato della riduzione degli sbarchi”.
“Questi sono corpi umani. Come i nostri. Con una loro storia, relazioni, desideri, sofferenze, attese. Abbiamo negato loro il diritto a una vita dignitosa, alla mobilità, alla libertà. Non li abbiamo accolti. Non siamo andati a cercarli sulla rotta del Mediterraneo centrale… Di fronte a tutto questo siamo chiamati a reagire, non come esponenti di un partito o tifosi di una squadra, ma come donne e uomini che vogliono rimanere fedeli al senso dell’umano. È l’umanità a essere in gioco simbolicamente nel Mediterraneo – come non pensare in questo momento all’altra strage in atto della Striscia di Gaza! –, quell’umanità che pare progressivamente sparire dall’orizzonte della politica contemporanea, dominata dalle derive nazionalistiche, dalla competizione spietata, dalla guerra ai poveri e ai migranti, dal rifiuto dell’altro. Sembrano essere questi oggi i principi dell’azione politica, esibiti senza vergogna, sbandierati come valori…”.
Sono parole molto forti, che costringono a riflettere, ma anche a operare: non si può continuare a contrapporre accoglienza e sicurezza. Anche la sicurezza è un valore legittimo, ma il miglior contributo che possiamo darle è il riconoscimento dell’altro, della sua dignità e dei valori dei quali è portatore.
Così sta scritto: “Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari, angariate tutti i vostri operai. Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi… Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora” (Is 58 passim). E Gesù aggiunge: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero straniero e mi avete ospitato… tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me” (Mt 25).
Non sta a me indicare ciò che ciascuno deve decidere, interrogando il proprio cuore. Per esempio, chi è malato offrirà la sua sofferenza e la sua preghiera. L’importante è che non abbiamo due vite, una dentro e una fuori dallo spazio della Chiesa. Di fronte alla Parola di Dio, di fronte alla croce di Gesù, sentiamo comunque la nostra inadeguatezza. Esserne coscienti è la condizione per ricevere e trasmettere la luce che sorgerà in noi “come l’aurora”.






Non ci sono commenti
Partecipa anche tu