‘Ndrangheta in Emilia, sequestrata società di noleggio di veicoli in provincia di Reggio

polizia e guardia di finanza blitz congiunto noleggio auto e furgoni – GDF

Nella mattinata di mercoledì 14 gennaio i militari della Guardia di Finanza del comando provinciale reggiano e gli agenti della Polizia di Stato di Reggio, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Bologna, hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a un uomo (peraltro già dietro le sbarre per altri fatti), già gravemente indiziato di essere un esponente della cosca dei Dragone e ora indagato anche per il reato di trasferimento fraudolento di valori, aggravato dalla finalità di agevolare il sodalizio criminale ‘ndranghetista attivo in Emilia. Una seconda persona, invece, è indagata a piede libero per la stessa vicenda.

Le Fiamme Gialle hanno inoltre portato a termine il sequestro preventivo di una società di noleggio di veicoli con sede in provincia di Reggio, dell’intero patrimonio aziendale (crediti, articoli risultanti dall’inventario, beni strumentali, denominazione aziendale, avviamento), delle quote societarie, dei conti correnti e di tutte le autorizzazioni all’esercizio dell’attività commerciale.

Questa operazione costituisce il seguito della più ampia operazione di polizia giudiziaria denominata “Ten”, che nel marzo dell’anno scorso portò a sei arresti per associazione di stampo mafioso e altri reati e a un sequestro preventivo del valore di oltre 300.000 euro dopo la scoperta di un giro di false fatturazioni per operazioni inesistenti (per un controvalore di 1,8 milioni di euro).

All’epoca l’indagine aveva fatto emergere una maxi-frode fiscale resa possibile da una rete di società attive in diversi settori (noleggio senza conducente, edilizia e servizi connessi), tutte di fatto riconducibili a giovani “rampolli” della famiglia ‘ndranghetista degli Arabia, che non si facevano scrupoli ad adottare condotte tipicamente mafiose: azioni violente e intimidatorie per imporre le proprie volontà, anche con l’uso delle armi, per esempio in caso di contrasti o per ottenere rapidamente la riscossione di crediti propri o altrui.

L’attività investigativa, proseguita poi anche nei mesi successivi all’operazione “Ten”, ha consentito agli inquirenti di appurare che l’operatività della struttura ‘ndranghetista in Emilia era stata certamente intaccata dagli arresti, ma non bloccata del tutto: prova ne è la scoperta di una nuova società aperta in provincia di Reggio e intestata a una prestanome compiacente, risultata essere la moglie di uno dei soggetti sospettati di appartenere alla cosca mafiosa.

Secondo le indagini sarebbe stato proprio quest’ultimo, detenuto nel carcere di Vicenza, il “titolare occulto” dell’azienda reggiana: in tal modo l’uomo si sarebbe comunque garantito, nonostante la detenzione, la possibilità di continuare a gestire – seppur per interposta persona – gli interessi economici del sodalizio ‘ndranghetista emiliano.



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