Dopo aver chiuso il primo semestre del 2025 con volumi in aumento (+0,9%) ma fatturato in lieve calo (-0,1%), nel terzo trimestre dell’anno in provincia di Reggio l’industria ha fatto segnare un ulteriore rialzo della produzione, che ha portato in territorio positivo anche il grafico del fatturato.
A certificarlo sono le analisi dell’ufficio Studi e statistica della Camera di commercio dell’Emilia sui risultati dell’indagine congiunturale del sistema camerale sulle piccole e medie imprese (fino a 500 dipendenti), che hanno evidenziato segni positivi sia per la produzione (+1,5%) che appunto per il fatturato (+1,8%).
L’andamento reggiano, tra l’altro, è risultato in controtendenza rispetto al dato regionale, che ha visto invece ridursi la produzione industriale in senso stretto dello 0,5%. Anche sul fronte del fatturato complessivo il dato provinciale è decisamente migliore di quello medio emiliano-romagnolo (+0,3%). Buone notizie per Reggio sono arrivate anche dagli ordinativi totali: +2,2%, contro un aumento medio dello 0,4% a livello regionale; quelli esteri hanno fatto segnare un netto +7,3%, rispetto al modesto +0,3% medio dell’Emilia-Romagna nel suo complesso.
Nel Reggiano, alla fine del terzo trimestre dell’anno le settimane di produzione assicurate dalla consistenza del portafogli ordini sono risultate pari a 9,6 (dato inferiore alla media regionale di 11,8), mentre il grado di utilizzo degli impianti è stato del 72,3% (anche in questo caso più basso rispetto al 74,3% regionale).
Analizzando i principali settori produttivi, a fine settembre la produzione industriale reggiana è aumentata nei comparti dell’alimentare (+5,1%), della metalmeccanica (+1,8%), della ceramica (+3,7%) e delle materie plastiche (+1,4%). Negli altri settori, invece, sono stati registrati cali che vanno dal -5,7% del tessile, abbigliamento, calzature e pelletteria al -3,3% delle industrie elettriche ed elettroniche.
Guardando il fatturato complessivo, sono emersi valori in crescita per l’industria alimentare (+3,5%), la metalmeccanica (+3,2%), l’industria della ceramica (+1,4%) e le materie plastiche (+0,6%); in terreno negativo, invece, l’industria tessile, abbigliamento, calzature e pelletteria (-1,7%) e le industrie elettriche ed elettroniche (-2,8%).
Per quanto riguarda le previsioni di produzione per il quarto trimestre dell’anno, il 59% delle imprese reggiane ipotizza una situazione di generale stabilità, il 19% vede all’orizzonte un aumento e il 22% invece una diminuzione. Sul fronte degli ordinativi, il 49% delle imprese prevede una sostanziale stabilità, il 21% un incremento e il 30% un calo (percentuali che diventano rispettivamente 50%, 29% e 21% se il riferimento è ai soli mercati esteri). Parlando di fatturato, infine, si delineano speranze di crescita per il 22% delle imprese reggiane, mentre il 56% si attende una sostanziale stabilità e il 22% teme invece un segno negativo per l’ultimo scorcio del 2025.

Focus artigianato
In controtendenza rispetto ai dati generali, l’artigianato manifatturiero reggiano ha fatto segnare un calo nella produzione del 3,5% (contro il -0,7% medio regionale) rispetto ai primi nove mesi del 2024, con una contemporanea diminuzione del 4,1% degli ordinativi totali (-0,2% il dato regionale) e un lievissimo aumento degli ordinativi esteri (+0,1% contro il -0,2% regionale).
Il fatturato complessivo evidenzia un calo del 3,0% (-0,4% il dato medio regionale), mentre le settimane di produzione assicurate dalla consistenza del portafogli ordini alla fine del terzo trimestre 2025 sono risultate 6,4, (7,6 il dato regionale) e il grado di utilizzo degli impianti si è attestato a 66,1%, rispetto al 69,9% medio regionale.
Secondo le previsioni di produzione per il quarto trimestre, il 49% delle imprese artigiane reggiane ipotizza stabilità, il 21% aumento e il 30% un calo. Per quanto riguarda gli ordinativi, il 48% ipotizza stabilità, il 18% aumento e il 34% diminuzione; valori che – se riferiti ai mercati esteri – evidenziano fiducia nella stabilità (87%), timori di calo per l’8,0% e crescita per il 5%. Sul fatturato ci sono previsioni di crescita per il 20% delle imprese, di stabilità per il 50% e di calo per il 30%.






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