Luce del mondo

don Giuseppe Dossetti Polveriera Reggio – FM

Qualcuno dei gentili lettori di queste lettere si sarà meravigliato dell’assenza quasi completa di riferimenti alle tragedie che il mondo sta vivendo e avrà forse pensato che l’autore abbia sposato un atteggiamento “angelista”, come se i problemi e le sofferenze del mondo contassero poco, in realtà, a fronte delle prospettive di una vita eterna, oltre la morte.

Non sono queste le mie intenzioni: ho ben presenti tante situazioni, alcune delle quali ho toccato con mano, che richiedono uno sforzo di conoscenza e decisioni coraggiose. Papa Leone si sforza di dire parole che vanno contro la logica della guerra, dando corpo alle prime parole pronunziate la sera della sua elezione: “Una pace disarmata e disarmante”; ma non viene ascoltato. Penso sempre più che dobbiamo ascoltare col cuore, cioè confrontandoci con quelle parole che riconosciamo nell’intimo del dialogo con noi stessi.

Abbiamo bisogno di luce, di una luce che ci arrivi come dono. Ci riconosciamo nel cieco nato, il mendicante che Gesù guarisce alla porta di Gerusalemme. Egli è consapevole di star camminando verso la morte (e quale morte!), ma osa dire: “Finché io sono nel mondo, io sono la luce del mondo” (Gv 9,5). In altre parole, egli chiede di confrontarsi con lui, affermando di se stesso di essere “via, verità e vita”(Gv 14,6).

Confrontarsi con la Croce! Lasciamo, per qualche tempo, nei giorni santi che stanno arrivando, lasciamo l’arrovellarci che ormai ci domina e ci porta fuori di noi stessi. La pace non viene dal di fuori, ma dal di dentro, dal “cuore” dell’uomo.

Stiamo vicini ai poveri. Essi sono considerati da tempo “danni collaterali”, e la loro morte inevitabile, ancorché deprecabile conseguenza delle operazioni militari. Non c’è pietà per le bambine della scuola in Iran e Gaza è ormai passata in seconda linea, tra le notizie che spesso si interrompono, così che siamo anche noi esposti al rischio di dimenticare.

Ma i poveri del vangelo hanno un rapporto diretto e semplice con Gesù. Essi non si vergognano di riconoscersi ciechi. Essi sanno che la luce viene da un Altrove, che li ama, che ha condiviso il loro dolore. Noi, invece, abbiamo da difendere la nostra immagine; noi siamo quelli che hanno sempre ragione, addirittura siamo certi che Dio è dalla nostra parte. Quale Dio?

Come è importante imparare a mettersi in discussione! Nell’episodio del cieco, nato cieco e guarito da Gesù, sono presenti dei farisei, dei giusti, secondo la Legge. La parola di Gesù, per un momento, li tocca, così che fanno la domanda giusta, ma danno la risposta sbagliata. Dice Gesù: “È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano, e quelli che vedono diventino ciechi”. Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: “Siamo ciechi anche noi?”. Gesù rispose loro: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato, ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane” (Gv 9).




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