Giornata contro l’islamofobia, Mahmoud: “Non siamo stereotipi”

Marwa Mahmoud Parlamento Europeo – FBMM

Domenica 15 marzo è stata la Giornata internazionale per la lotta contro l’islamofobia, istituita dalle Nazioni Unite nel 2022 per promuovere la tolleranza, la pace e il rispetto dei diritti umani e della diversità religiosa.

Sull’argomento è intervenuta l’assessora alle politiche educative (con delega a intercultura e diritti umani) del Comune di Reggio Emilia Marwa Mahmoud, sottolineando – rifacendosi ai dati della Fra, l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali – come una persona musulmana su due nell’Unione Europea dichiari di aver vissuto forme di discriminazione nella propria vita quotidiana.

Questo, secondo Mahmoud, “accade quando riduciamo le persone a stereotipi pensando rappresentino intere culture, popoli, stati e religioni. Quando non ci soffermiamo ad ascoltare vite, sogni e desideri delle persone ma preferiamo cedere all’inerzia mentale. E questa però, a volte senza rendercene conto, ci porta a vedere il mondo solo in bianco e nero, diviso in polarizzazioni. Finiamo così per tollerare, senza reazioni, le battute che disumanizzano le persone, che le rappresentano come inferiori a noi, alimentando sospetto e ostilità e quindi creando distanza, proprio dove ci sarebbe bisogno di riconoscimento e rispetto”.

Contrastare l’islamofobia, continua Mahmoud, “vuol dire riconoscere che sotto al copricapo ci sono donne con emozioni, sogni e progetti. Significa difendere sempre la dignità delle persone, avere curiosità, leggere e informarsi sulla complessità del mondo che ci circonda”.

“All’islamofobia crescente nella nostra società io preferisco rispondere con l’invito a un iftar (il pasto serale con cui le persone di fede musulmana interrompono il digiuno quotidiano durante il mese di Ramadan, ndr) di comunità, con la promozione del dialogo e della conoscenza, con l’incontro e la condivisione: piccole azioni e piccoli gesti quotidiani che hanno il potere di sbriciolare pregiudizi e frontiere mentali. Questo ci permette di costruire città più coese, più giuste, in cui il rispetto e il riconoscimento reciproco sono la base della nostra vita comune”.



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