Dimensionamento scolastico, il governo commissaria l’Emilia-Romagna

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Il Consiglio dei ministri ha deliberato il commissariamento dell’Emilia-Romagna e di altre tre Regioni (Toscana, Umbria e Sardegna, tutte amministrate dal centrosinistra), “colpevoli” di non aver ancora approvato i rispettivi piani regionali di dimensionamento della rete scolastica per il prossimo anno, come era stato richiesto dal governo Meloni.

Il dimensionamento, come ha sottolineato il Ministero dell’istruzione, rientra tra le riforme previste dal Pnrr, con l’obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca: riguarda la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici.

L’imposizione del commissariamento è stata duramente contestata dall’Emilia-Romagna: secondo il presidente Michele de Pascale e l’assessora regionale alla scuola Isabella Conti, infatti, la Regione “ha sempre agito nel rispetto rigoroso della leale collaborazione istituzionale, perché crede che la Repubblica si regga sulla fiducia reciproca e sulla chiarezza delle regole. Il governo ha fissato parametri nazionali per l’efficienza della rete scolastica. Su quei parametri noi siamo non solo in regola, ma più efficienti della media richiesta: a fronte di un obiettivo di 938 studenti per scuola, in Emilia-Romagna siamo a 994”.

I numeri, per de Pascale e Conti, “direbbero che dovremmo avere più dirigenti scolastici, non meno. Eppure ci viene imposto un ulteriore taglio di 17 autonomie, deciso in un secondo momento, senza trasparenza e senza un confronto vero. Colpire una Regione che ha rispettato le regole significa rinunciare all’obiettivo dell’efficienza per produrre ingiustizia. Significa accettare scuole da duemila studenti, dove ragazze e ragazzi diventano numeri, non persone, e dove il diritto all’istruzione perde il suo significato più profondo, rendendo più difficile la partecipazione delle famiglie, degli studenti, dei docenti e del personale”.

“Noi abbiamo chiesto una cosa semplice e giusta: il ritiro del taglio imposto, l’applicazione coerente dei criteri nazionali e un confronto istituzionale fondato sul rispetto. Difendere la scuola pubblica non è una battaglia amministrativa: è una scelta morale. È difendere l’uguaglianza, la coesione sociale e il futuro del Paese”.

Lo scorso dicembre l’Emilia-Romagna aveva già risposto a una lettera inviata dai ministeri dell’Istruzione e degli Affari europei che conteneva la diffida ad adottare, entro il 18 dicembre 2025, la delibera sul dimensionamento della rete scolastica regionale; in tale occasione, la Regione aveva rinunciato al termine che le veniva concesso, ribadendo le ragioni della mancata adozione del piano.

Con l’attuale numero di istituzioni scolastiche sul suo territorio (532 autonomie) l’Emilia-Romagna ha un rapporto medio di 994 alunni per istituzione, abbondantemente superiore al parametro ministeriale di 938: la contrazione a 515 autonomie imposta dal decreto di Roma, secondo la Regione, non sarebbe pertanto giustificata da inefficienze regionali “e non risponde a esigenze organizzative territoriali, ma unicamente a obiettivi di redistribuzione numerica nazionale, derivanti dall’applicazione di un meccanismo di riequilibrio interregionale del contingente dirigenti scolastici/direttori dei servizi generali e Aamministrativi deciso unilateralmente a livello ministeriale; con un particolare rischio di indebolimento di presidi scolastici essenziali come quelli dei territori montani e delle aree interne”.



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