Casa, l’appello di Cisl al Comune di Reggio: “Nel 2026 un piano e una nuova agenzia”

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Un nuovo “piano casa” che metta al centro la classe media, in particolare “chi lavora eppure non trova un alloggio dignitoso a un prezzo sostenibile”: è la richiesta per il 2026 avanzata al Comune di Reggio da Rosamaria Papaleo, segretaria di Cisl Emilia Centrale. “Avere un tetto è il vero spartiacque sociale. Senza casa non parte nessun progetto di vita e Reggio, dove le nascite crollano e l’età media sta arrivando ai 46 anni, ha un bisogno estremo di nuove famiglie”.

La proposta del sindacato cislino è una strategia articolata su tre gambe: prevenire la perdita di alloggi con il “bazooka” di un fondo comunale di garanzia adeguatamente finanziato; “conquistare” gli alloggi sfitti sul mercato e gestirli con una nuova agenzia comunale; costruire alloggi di edilizia residenziale sociale (Ers) per combattere la bolla speculativa.

Tre leve per un unico obiettivo: affiancare alle tradizionali politiche Acer di edilizia popolare per i nuclei familiari più fragili anche un patrimonio di alloggi per le famiglie che hanno un reddito ma necessiterebbero comunque di un affitto “calmierato” (non oltre i 600-700 euro al mese per un alloggio di cento metri quadrati, ipotizzando un nucleo familiare di quattro persone) per un massimo di cinque anni.

“Abbiamo almeno tremila alloggi sfitti, e aggiungiamo i 625 alloggi presenti sulle due piattaforme più importanti per gli affitti brevi, destinati alla speculazione immobiliare”, ha sottolineato Papaleo: “Guardate cosa sta succedendo con il concerto di Kanye West”.

Per la leader cislina non c’è tempo da perdere: il sindacato chiederà presto l’apertura di un confronto con Comune, parti sociali, sindacati degli inquilini e dei proprietari, associazioni di categoria e mondo immobiliare: “La casa è lavoro, natalità, sicurezza, servizi, ma Reggio rischia di diventare inaccessibile per chi la manda avanti ogni giorno. L’amministrazione entra nel suo secondo anno di mandato, serve un progetto vincente e realizzabile entro il 2029”.

Il sindacato suggerisce la creazione di un’Agenzia comunale per la casa, sulla scorta di esperienze come quella di Modena, dove il Comune sta già attuando un piano da mille alloggi Ers per la classe media: “L’agenzia, a trazione comunale, fa entrare in gioco direttamente il Comune con i proprietari, eliminando le loro paure: prende in affitto l’alloggio e garantisce il pagamento del canone, delle spese condominiali, il ripristino dei locali e l’uscita rapida (meno di due mesi) degli inquilini scorretti. Una soluzione che abbatte al minimo il tasso di morosità e che, a Modena, gode di un’Imu iper-agevolata allo 0,30 per mille. La dimostrazione che la casa si governa con una regia”, sottolinea Papaleo.

Secondo Cisl l’agenzia in questione dovrebbe diventare il perno del Piano Casa 2026, che dovrebbe anche prevedere l’analisi del fabbisogno e un cronoprogramma pubblico (quanti alloggi entro fine mandato, dove, con quali soglie di canone), oltre a strumenti innovativi: indice di accessibilità abitativa per quartiere e monitoraggio trimestrale degli alloggi che entrano/escono dal canale calmierato.

Per la leader cislina “è anche tempo di spingere sull’applicazione del canone concordato 4.0: gode della cedolare secca al 10% ma ha bisogno di uno sconto Imu più sostanzioso e di un fondo di garanzia/ripristino per chi affitta con questa formula”. A febbraio scadrà l’accordo territoriale vigente, e Cisl spinge per una soluzione sostenibile e nel segno della responsabilità da parte di tutte le associazioni dei proprietari: “Dimostriamo ai proprietari la convenienza, investiamo in comunicazione. Molte case potrebbero tornare disponibili. Questa è una politica che costa meno di quanto costi l’emergenza casa”.

Il mercato reggiano risulta spesso proibitivo anche per chi opera nei servizi pubblici essenziali, e chi può chiede il trasferimento. Da qui l’idea di Cisl di valutare un “canone concordato speciale”, da esplorare con la Prefettura di Reggio, con Acer (che ha sviluppato un progetto in tal senso), i grandi enti pubblici, le banche e le fondazioni “che posseggono fior fiore di immobili”, per “linkare fabbisogni dei lavoratori essenziali e proposte abitative”.



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