“Una tragedia che ha segnato il dopoguerra del Paese comportando un danno devastante in primo luogo alle vittime, ai familiari e alle loro comunità: un dramma per Bologna e per la regione”. Così il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha definito la strage di Bologna del 2 agosto 1980, parlando in aula nel processo che vede imputati l’ex Nar, Luigi Ciavardini – condannato in via definitiva come uno dei responsabili della strage di Bologna – e Vincenzo Vinciguerra, ex esponente di Ordine nuovo e di Avanguardia Nazionale.
I due sono accusati di falsa testimonianza aggravata per essere stati reticenti e aver rilasciato alcune dichiarazioni non veritiere nell’ambito del processo di primo grado che ha portato alla condanna all’ergastolo dell’ex Nar Gilberto Cavallini, considerato uno degli autori della strage del 2 agosto 1980. “Dalla fine del 2014, da quando sono presidente dell’Emilia-Romagna, ci siamo costituiti parte civile, lo facciamo come dovere morale e civile per le vittime, per i familiari e a nome della comunità. Le false testimonianze sono un danno per noi parti civili, perché impediscono la piena ricerca della verità”, ha detto Bonaccini, che è stato chiamato a testimoniare dal pool di avvocati di parte civile, in rappresentanza della Regione, e come lui anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, per il Comune. “La città è cambiata dopo la strage e noi da sempre inseguiamo la verità. Il nostro è stato un lavoro culturale e di memoria – ha detto Lepore – noi abbiamo voluto essere parte civile per accogliere un lavoro importante dell’accusa e arrivare ai processi. Sia i depistaggi che le false testimonianze hanno impedito di raggiungere la verità. La fiducia tra i cittadini e le istituzione è sacra – ha aggiunto il sindaco – e aspettare tanto per ottenere la verità mina la fiducia tra cittadini e istituzioni. In generale la menzogna è stata una delle caratteristiche principali di questa storia negli ultimi 40 anni”.






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