Quest’anno, secondo l’analisi congiunturale di Unioncamere, l’economia dell’Emilia-Romagna crescerà dello 0,9%, mentre nel 2027 l’incremento del Pil si attesterà attorno allo 0,7%.
Numeri solo di poco superiori rispetto a quelli dell’intero Paese: la relativamente bassa crescita del prodotto interno lordo emiliano-romagnolo è la conseguenza di un’economia zavorrata dal peso di uno scenario internazionale imponderabile e dai riflessi negativi che esso produce, a partire dal costo dell’energia.
Le difficoltà connesse all’aumento dei costi energetici emergono nell’andamento delle imprese manifatturiere nel secondo trimestre dell’anno, così come nel dato dell’inflazione, che a settembre in Emilia-Romagna ha toccato quota 4%, con i prezzi relativi a elettricità, gas e combustibili che hanno fatto registrare un pesante +17,8%.
A farne le spese sono imprese e cittadini, finiti in una spirale negativa di cui si fatica a vedere la fine. A risentirne maggiormente è il comparto industriale: secondo gli scenari previsionali di Prometeia, il valore aggiunto nel 2026 chiuderà in negativo (-0,2%), mentre per il 2027 è prevista una ripresa (+0,7%). Andamento opposto, invece, per le costruzioni: il 2026 segnerà ancora una crescita, sulla spinta delle ultime attività finanziate dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), ma l’anno prossimo la fine degli incentivi al settore determinerà una battuta d’arresto (-0,8%).
In questo contesto si segnala una tenuta sul fronte dell’occupazione e su quello dell’export. Il 2026 dovrebbe chiudere con una crescita delle esportazioni di poco inferiore al 2%, una variazione positiva che dovrebbe prendere ancor più vigore nel 2027 (+3,5%).
I dati relativi al primo semestre di quest’anno confermano il buon andamento delle vendite all’estero: quasi 44 miliardi di euro di merci esportati, con un incremento del 3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Sono quasi tutti i settori a crescere in questo campo, con variazioni negative solo per i mezzi di trasporto e la ceramica e il legno. Anche dal punto di vista geografico l’espansione oltreconfine dell’Emilia-Romagna riguarda quasi tutti i principali mercati: Germania e Spagna, in particolare, si confermano partner commerciali importanti e in crescita.
La crescita dell’export è un segnale di resilienza, ma non deve nascondere le fragilità interne: una parte del sistema manifatturiero, infatti, riesce a mantenere posizioni sui mercati internazionali; un’altra, invece, fatica a recuperare terreno, anche sul mercato domestico.
L’indagine congiunturale sulle piccole e medie imprese realizzata dal sistema camerale emiliano-romagnolo consente di mettere in luce il diverso andamento delle società manifatturiere in funzione della loro dimensione. Nel secondo trimestre del 2026 le aziende con meno di dieci addetti hanno accusato un calo del fatturato del 4,1%, mentre per le società più strutturate – quelle con una forza lavoro compresa tra 50 e 500 addetti – il fatturato è cresciuto mediamente del 3,3%.
Complessivamente, il fatturato dell’industria manifatturiera dell’Emilia-Romagna è aumentato dell’1,2%: a soffrire maggiormente è il comparto della moda, mentre tengono le imprese della metalmeccanica di medio-grande dimensione, grazie anche al contributo delle esportazioni. L’incertezza sul futuro trova conferma nel dato degli ordini, pressoché stagnanti, e nella stima sul fatturato a breve termine, previsto in calo da una larga parte delle imprese.
Per Valerio Veronesi, presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, “la forza della manifattura emiliano-romagnola non dipende soltanto dalle sue imprese migliori, ma dalla qualità dei legami che tengono insieme l’intero sistema produttivo. La sfida per i prossimi mesi non è soltanto il ritorno a tassi di crescita più elevati: riguarda la capacità di evitare che la distanza tra imprese si trasformi in una frattura permanente del tessuto produttivo. Sostenere la competitività delle filiere significa anche mettere le imprese, anche le più piccole, nelle condizioni di partecipare ai processi di innovazione, internazionalizzazione e transizione energetica”.






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