Palazzo Magnani cambia volto. O, più precisamente, ritrova quello che aveva perduto. Dopo mesi di cantiere, lo storico edificio di corso Garibaldi si prepara a riaprire al pubblico con interni completamente rinnovati e una facciata che il restauro ha riportato alla sua fisionomia ottocentesca. Un intervento da oltre 977.000 euro che non si è limitato alla manutenzione del palazzo, ma ne ha ridisegnato spazi, funzioni e capacità espositiva.
La sorpresa più evidente è arrivata proprio dall’esterno. Il giallo-ocra al quale generazioni di reggiani erano abituate non era infatti il colore storico di Palazzo Magnani, ma il risultato di interventi realizzati nella seconda metà del Novecento. Le analisi stratigrafiche hanno fatto riemergere sotto gli strati più recenti la finitura della metà dell’Ottocento, quando l’edificio di origine cinquecentesca venne trasformato secondo il gusto neoclassico.
Il Palazzo torna così a una tonalità rosso mattone ottenuta attraverso una finitura a base di cocciopesto lavorata a fresco, tecnica tradizionale padana documentata anche dalle fotografie storiche. Il cantiere si è quindi trasformato in un’operazione di recupero filologico: non una semplice nuova tinteggiatura, ma la ricostruzione dell’equilibrio originario tra intonaco, modanature, bugnati e decorazioni.
Il restauro ha riservato anche un’altra scoperta. Sotto le ridipinture è tornato pienamente leggibile il fregio in cotto collocato sotto il cornicione, una delle testimonianze figurative più antiche dell’edificio insieme al celebre Giano bifronte. Sono riapparse figure della mitologia classica – Pan, ninfe e grifoni – accanto a motivi floreali e simboli della natura e dell’abbondanza. Sono invece ancora in corso gli ultimi lavori sul balconcino sopra il portale monumentale, con il recupero delle parti originali e la sostituzione di quelle ormai compromesse attraverso elementi in marmo scolpiti a mano.
Ma la trasformazione più importante riguarda ciò che accade dentro il Palazzo. Gli interventi hanno interessato gli impianti elettrici, meccanici e antincendio e soprattutto l’organizzazione delle sale. Nuove superfici e pannelli consentiranno di cambiare colori, percorsi e configurazioni degli allestimenti senza intervenire sulle murature storiche. Al piano superiore arriva anche un sistema di illuminazione completamente modulabile, pensato per adattarsi alle caratteristiche delle diverse esposizioni.
Cambia inoltre il rapporto con il pubblico. Il piano terra è stato ripensato per rendere Palazzo Magnani meno simile a un contenitore da visitare soltanto durante una mostra e più vicino a uno spazio culturale da frequentare. Biglietteria e bookshop sono stati rinnovati, nasce una lounge per la lettura e la consultazione dei cataloghi e viene realizzato un laboratorio dedicato alle attività didattiche e alle scuole. Particolare attenzione è stata riservata all’accessibilità e all’abbattimento delle barriere architettoniche, compatibilmente con i vincoli dell’edificio storico.
L’investimento complessivo supera i 977.000 euro. Per gli interni il quadro economico ammonta a 830.000 euro: 394.000 euro arrivano dalla Regione Emilia-Romagna, 180.000 euro dalla Provincia e poco più di 255.000 euro da un mutuo della Fondazione Palazzo Magnani. Altri 147.000 euro sono stati destinati dalla Provincia al restauro della facciata e del balconcino.
La riapertura avrà anche un battesimo di peso. La nuova stagione espositiva partirà il 14 novembre con “Le porte dell’invisibile. Kandinskij, Klee, Malevič alla luce del pensiero di Pavel Florenskij”, curata da Roberto Cresti, Emilio Ferrario e Valentina Parisi. La mostra resterà aperta fino al 14 marzo 2027.
Dopo il lungo cantiere, dunque, Palazzo Magnani torna sulla scena culturale reggiana con una doppia operazione: dentro diventa più contemporaneo, flessibile e attrezzato; fuori recupera un’immagine che Reggio Emilia aveva quasi dimenticato. E proprio il restauro, nato per conservare il Palazzo, ha finito per raccontarne un pezzo di storia che era rimasto nascosto sotto gli intonaci.





















Non ci sono commenti
Partecipa anche tu