Quattro minorenni su cinque arrestati. Una ragazza di sedici anni trovata con un coltello lungo 18 centimetri e due paia di forbici appuntite. È il primo quadro giudiziario della guerriglia di sabato 17 ottobre a Bologna, dopo le tensioni del corteo studentesco di venerdì. Il bilancio aggiornato della Questura comprende 75 feriti tra poliziotti e carabinieri, diciotto con prognosi fra dieci e trenta giorni, e dodici mezzi delle forze dell’ordine danneggiati. Sette persone sono state denunciate, una cinquantina identificate.
Gli arrestati devono rispondere, a vario titolo, di resistenza aggravata, lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato e travisamento durante una manifestazione. I quattro minorenni sono nati tra il 2008 e il 2010. La sedicenne trovata con coltello e forbici è nata a Imola e ha cittadinanza tunisina. Le indagini proseguono per individuare altri responsabili delle aggressioni e delle devastazioni.
Al centro della ricostruzione emerge la saldatura in piazza fra gli ambienti antagonisti e gruppi di giovanissimi, molti di seconda generazione, indicati come “maranza”. Alla convocazione contro il carovita promossa da “Carrelli vuoti”, con la partecipazione di realtà come Cua, Crash e Plat, si sono aggiunti ragazzi richiamati dai social anche da altre città emiliane. Telegram, con gruppi creati per l’occasione, ha contribuito alla mobilitazione. Il riferimento erano le proteste francesi delle ultime settimane.
TikTok è stato uno dei principali canali di diffusione degli appuntamenti della rete “Italia in Piazza”, nel cui contesto sabato si sono svolte manifestazioni in diverse città. Video, rilanci e messaggi hanno raggiunto un pubblico adolescente che va oltre le abituali reti dei collettivi. Le immagini degli scontri francesi hanno offerto un modello da imitare, attirando anche gruppi senza una riconoscibile appartenenza politica, interessati al confronto con le forze dell’ordine.
A Bologna questa convergenza si è materializzata lungo il percorso verso la stazione. Secondo la Questura, fra circa duemila partecipanti erano presenti all’incirca duecento giovani in gran parte di origine straniera, molti a volto coperto. In piazza XX Settembre una parte di loro è avanzata dalle retrovie fino alla testa del corteo, cominciando a lanciare oggetti contro gli agenti. Restano da accertare le singole responsabilità e gli eventuali collegamenti organizzativi fra i diversi gruppi.
Attorno allo scalo circa trecento persone hanno costruito barricate con biciclette del servizio pubblico, strappato materiali dai cantieri e lanciato pietre, bottiglie e segnaletica stradale. Sono stati danneggiati negozi e autobus, mentre gruppi di incappucciati hanno assaltato anche un fast food. Imbrattata la basilica di San Petronio. Gli scontri si sono esauriti soltanto intorno alle 23, dopo l’impiego di idranti, lacrimogeni e ripetute cariche di alleggerimento.
Venerdì 16 ottobre la stazione era già stata il punto di maggiore tensione. Un migliaio di studenti aveva attraversato la città insieme ai collettivi; davanti allo scalo erano stati accesi fumogeni e lanciate bottiglie, prima del contatto con gli agenti e della ripartenza verso via Irnerio. Alcuni istituti erano stati chiusi anche con catene per impedire l’ingresso agli studenti. Il giorno successivo, alla protesta organizzata si è aggiunta la mobilitazione dei giovanissimi attraverso i social. Il risultato sono state ore di guerriglia nel centro di Bologna.






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