Sono passati quasi undici mesi dall’incendio scoppiato nella notte tra il 10 e l’11 febbraio scorsi nell’area del polo industriale di via Due Canali, a Reggio: il rogo devastò un edificio per la lavorazione di carni fresche di Inalca e un edificio di Quanta Stock&Go adibito a magazzino di alimenti, disperdendo in tutta la zona circostante – anche a centinaia di metri di distanza – un ingente quantitativo di fibre di cemento-amianto provenienti dalla copertura dello stabilimento.
La foto pubblicata in questo articolo è stata scattata lo scorso 27 dicembre da un componente del Comitato Amianto Zero, per il quale “è inevitabile collegare questa immagine all’ennesimo atto amministrativo emesso dal sindaco il 26 agosto 2025, con cui si intimava a Inalca di completare la bonifica dello stabilimento entro quindici giorni dalla notifica, disponendo la rimozione e lo smaltimento dei materiali contenenti amianto e l’adozione di misure atte a prevenire la dispersione di fibre, a tutela della salute pubblica e dell’ambiente”.
Il sindaco Massari, in quell’atto, “pare che abbia rimarcato la necessità dell’intervento anche in seguito a un sopralluogo effettuato dai Carabinieri forestali e dal Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale di Reggio. Durante le verifiche sarebbero state riscontrate coperture danneggiate e frammentate, esposte agli agenti atmosferici, nonché residui di materiali isolanti in diverse aree dello stabilimento di Inalca, comprese zone già interessate da precedenti operazioni di bonifica. Le successive analisi sui campioni prelevati avrebbero confermato la presenza di amianto in parte dei materiali esaminati”.
Nonostante il provvedimento fosse ancora una volta indirizzato a Inalca, il Comitato Amianto Zero e Reggio Emilia Ripuliamoci hanno ricordato che “già nel maggio 2015 l’azienda aveva comunicato al Comune di non essere competente per ulteriori interventi, poiché relativi ad aree non di sua proprietà, indicando come responsabili i proprietari degli immobili, ovvero SardaLeasing spa e Finacoop soc. coop. Ciononostante, nell’agosto 2025 il sindaco ha nuovamente intimato a Inalca il completamento della bonifica. Alla luce delle condizioni documentate dalla foto, però, l’ordinanza non ha prodotto alcun risultato concreto in termini di tutela della salute dei cittadini”.
L’atto del sindaco Massari del 26 agosto scorso faceva leva sulla precedente ordinanza del 21 febbraio 2025 con la quale, già allora, si imponeva a Inalca l’obbligo di procedere alla bonifica del sito compromesso dall’incendio. Dagli atti, però, emerge come tale ordinanza non sia stata completamente ottemperata: “Perché, allora, il Comune ha atteso cinque mesi prima di intervenire nuovamente? Quali misure sanzionatorie sono state adottate? Quali garanzie sanitarie sono state assicurate alle aree residenziali confinanti durante questo lungo periodo di inadempienza?”
Da questa vicenda, per il Comitato Amianto Zero e per Reggio Emilia Ripuliamoci, “emerge uno schema ricorrente: la gestione dell’emergenza amianto da parte dell’amministrazione comunale si è tradotta in una sequenza di ordinanze, diffide e richiami formali, senza che a questi seguissero azioni concrete ed efficaci. Si ordina, ma non si controlla. Si intima, ma non si sanziona. Emblematica è anche la relazione dello Studio Alfa, acquisita agli atti del Comune il 13 febbraio 2025, che documentava lo stato critico dell’amianto nello stabilimento di via Due Canali: un atto rimasto privo di conseguenze operative e incapace di orientare le decisioni successive al disastro ambientale di due giorni prima”.
Il provvedimento del 26 agosto, secondo il Comitato Amianto Zero e Reggio Emilia Ripuliamoci, “non è un episodio isolato, ma l’ennesimo anello di una catena che rivela un approccio burocratico e inadeguato alla tutela della salute pubblica. La vera emergenza non è solo l’amianto disperso dall’incendio dell’11 febbraio, ma una gestione che, a distanza di mesi, continua a produrre atti senza risultati. La foto è chiara: i cittadini di Reggio Emilia hanno il diritto di sapere se la loro salute è tutelata dai fatti o soltanto dalla carta. Insomma: a che punto è la notte?”.






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