Caso Richetti, sospetti su un’attrice condannata per calunnia-stalking. Deputato: contro di me killeraggio politico

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Si chiamerebbe Lodovica Mairé Rogati la donna indagata dalla procura di Roma per stalking nel caso di Matteo Richetti, il senatore e candidato di Azione coinvolto in un presunto caso, da lui fortemente negato, di molestie sessuali.

Lodovica Mairé Rogati, una conduttrice italo-britannica e presidente di un’associazione contro la violenza sulle donne, da lei stessa fondata nel 2012 – secondo quanto riporta il quotidiano Domani – è già stata condannata per calunnia e stalking nei confronti del suo ex compagno, da lei accusato di averla stuprata.

Stando poi al quotidiano Open Lodovica Rogati venne condannata in primo grado a 4 anni di carcere per calunnia, poi il reato andò prescritto in fase d’appello, ma l’attrice dovette pagare 50mila euro di risarcimento.

Secondo il senatore di Azione Matteo Richetti e il suo avvocato – riporta sempre il Domani – la Rogati sarebbe la stessa persona che lo ha accusato in un video di Fanpage di aver commesso abusi sessuali e violenze private nel suo ufficio a Palazzo Madama.

Si legge in una nota stampa del senatore di Azione, Matteo Richetti: “Come noto, negli ultimi giorni, la testata Fanpage.it ha avviato nei miei confronti una campagna diffamatoria senza precedenti. Mi sono convinto, dall’evoluzione dei fatti di questi giorni, e in particolare da quanto rivelato dall’accurata inchiesta della testata “Domani” non certo vicina ad Azione, che si tratti di un’operazione politica, ordita per danneggiare me come candidato, e soprattutto la lista Azione-Italia Viva-Calenda a pochi giorni dal voto”.
“Lo confermano – aggiunge – una serie di circostanze che è opportuno ricordare:

– La giornalista autrice dell’inchiesta ha contattato Azione per la prima volta lo scorso aprile sulla base delle accuse di una persona che, a quanto ci consta, aveva inviato dossier nei miei confronti a numerose testate. ‘Sorprendentemente’, la vicenda è stata tirata fuori solo una settimana prima delle elezioni.

– Contrariamente a quanto affermato da Fanpage, l’articolo non era ‘su base anonima’ ma è stato mirato direttamente contro di me, pubblicando – seppur tagliata – una foto dalla quale ero perfettamente riconoscibile visto che era stata per lungo tempo la copertina della mia pagina FB, ed infatti il mio nome è stato riconosciuto immediatamente sia per il commento di un account fake (aperto a settembre e chiuso pochi secondi dopo) pubblicato sulla pagina Fanpage che si è ben guardata dal bloccarlo, sia dai giornalisti che hanno iniziato a telefonarmi immediatamente.

– Gli articoli di Fanpage hanno omesso qualsiasi riferimento ai procedimenti penali per stalking e diffamazione avviati da altre persone negli anni passati nei confronti della mia accusatrice, uno dei quali sfociato in una condanna a 4 anni. A specifica domanda in televisione, ieri il direttore di Fanpage ha affermato letteralmente ‘a noi non non risultano precedenti di questo tipo’. Trattandosi di informazioni facilmente reperibili (soprattutto in una ‘inchiesta’ di 5 mesi), è evidente l’intenzione di Fanpage di nascondere all’opinione pubblica elementi di valutazione essenziali per fornire una versione unilaterale e faziosa della storia.

Prosegue poi il comunicato di Richetti: Fanpage si è rifiutata di approfondire la denuncia per stalking da me presentata nei confronti della persona in questione nonostante l’offerta del mio legale di mettere a disposizione qualsiasi informazione al riguardo. Le perquisizioni seguite alla mia denuncia sono state anzi bollate da Fanpage come ‘intimidazione’ nei confronti della denunciante; un’accusa gravissima a procura e forze dell’ordine fatta senza alcun elemento di prova; così come nessuna prova è stata fornita delle presunte molestie di un poliziotto alla denunciante.
– Nell’articolo si danno per autentici dei messaggi falsamente attribuiti a me, senza che Fanpage abbia indicato alcuna prova al riguardo. Non solo, la testata ha rifiutato di esaminare il mio telefono per verificarne l’assenza, nonostante la mia offerta in tal senso.

– L’assenza di qualsiasi verifica è stata confermata dal direttore di Fanpage che in una trasmissione televisiva ha definito i messaggi coerenti con gli ‘interrogatori svolti’, il che è evidentemente assurdo, visto che si riferiva ai colloqui con la denunciante. La verità è che Fanpage ha intenzionalmente omesso qualsiasi verifica dell’autenticità dei messaggi.

– Nell’articolo si fa riferimento ad altri fatti che coinvolgerebbero mie collaboratrici, salvo poi non fornire nessun elemento al riguardo.

– Nelle ultime ore, sono stato contattato da altre persone che hanno denunciato comportamenti analoghi da parte della mia accusatrice.

Conclude: “Alla luce di quanto sopra, ho dato mandato ai miei legali di agire in sede civile, penale e disciplinare nei confronti di Fanpage e di tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda sia per i danni recati a me e alla mia famiglia, che per la gravissima distorsione del processo democratico che costituisce l’evidente obiettivo del killeraggio avviato nei miei confronti pochi giorni prima del voto. Stiamo anche valutando le iniziative da intraprendere contro tutti coloro che hanno fatto dello sciacallaggio in questi giorni, rilanciando – spesso con toni diffamatori – le assurde accuse avanzate nei miei confronti”.



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