Miten, come il Socrate dei nostri giorni

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In cosa era pelagiano Miten? basta guardare la gente che si radunava intorno a lui, c’era gente di diverse estrazioni sociali, di diverse estrazioni politiche e stavano assieme come fossero fratelli, egli era un prisma che rinfrangeva la luce così che tutti potessero vederla in base al tipo di colore che preferivano e riuscivano a vedere.

Miten sapeva stare al tuo fianco come un fratello maggiore facendo finta di non sapere nulla, anche se la sua valigetta degli attrezzi era colma di tecniche ed anche di saperi, sapeva rinunciare alle identificazioni facendoti sentire a tuo agio. In proposito ricordo delle serate in cui mi recavo a Reggio Emilia in treno e ce la spassavamo a mangiare la gramigna, tipico piatto reggiano e a bere vino assieme come due veri amici, come fossimo coetanei e poi fare le ore piccole a parlare di spiritualità, filosofia e soprattutto della nostra vita.

Miten sapeva raccontarsi come nessuno aveva mai fatto con me, ciò provocava una grande apertura di cuore e mi dava accesso a miei vissuti che non avrei mai rimescolato.

Il condividere di Miten era maieutico, come Socrate ti aiutava a partorire ciò che avevi dentro. Con la condivisione non si può essere su due piani diversi, bisogna essere sullo stesso piano, non è come nel confessionale dove qualcuno ti ascolta e ti dà l’assoluzione che proviene dall’alto, bensì la Grazia te la puoi dare solo da te stesso, con l’accettazione, nel riconoscerti nella tua propria storia di vita.

Come Socrate Miten criticava i sofisti: chi sono i sofisti, i propinatori di tecniche senza etica, coloro che sarebbero disposti a mercificare la madre o qualsiasi affetto per il vile denaro e con l’assenza di principi che regolino la vita. Al tempo di Socrate i sofisti si mettevano al servizio dei potenti e insegnavano loro, al suono della moneta sonante, come ottenere ragione.
Non è poi tanto diverso ai giorni nostri, tutti gli uomini di potere alle loro spalle hanno una squadra di coach e manipolatori, pochi ne sono esclusi.

Un grande insegnamento che ho appreso da Miten è il fermarmi davanti al venticello che cela il Mistero, che è nient’altro il sapere di non sapere, è un atteggiamento pratico di rispetto nei confronti dell’Esistenza, proprio anch’esso di Socrate.

Spesso Miten aveva la capacita anche di smitizzare idoli consolidati dai molti, attraverso semplici domande… cosa che faceva anche Socrate con l’ironia, che era una tecnica di fare domande mettendo l’interlocutore in contraddizione, mettendo in luce l’infondatezza dei ragionamenti. Cos’è questo se non la consapevolezza che i nostri pensieri sono passeggeri?

Un’altra caratteristica fondamentale di Socrate era quello di seguire il proprio Daimon, il Dio che abita dentro di noi, non un Dio con la barba bianca, ma la vocetta che spesso parla silenziosamente dentro di noi. Non è un caso che quando sappiamo attenderle ed ascoltarla siamo felici, in greco eudaimonia significa appunto felicità. Succede comunque che il Daimon ci porta anche su precipizi, perché non si può ascoltarsi se non andando con lo sguardo in profondità negli abissi, per questo è importante essere in tal caso accompagnati da guide esperte, fratelli maggiori nel cammino e porre molta attenzione.

Il non ascoltare il proprio Daimon crea infelicità, il Daimon imbavagliato causa un mondo grigio di malattia e sofferenza, la cura è condividere e corrispondere a quella vocetta che spesso tralasciamo, perché lontana da dinamiche di potere ed ai dettami della nostra società, dove è fondamentale avere l’auto ultimo modello, i gadget elettronici più avanzati, la donna con le tette di plastica e le labbra come canotti, o l’uomo con la tartaruga sulla pancia e che si fa valere nel mondo e sa dire di si al capo sul lavoro, per raggiungere un giorno quel posto tanto ambito, per poi non accontentarsi mai di ciò che si ha ed essere protesi all’ancora di più.

Siamo circondati dal superfluo, solo che non sappiamo più distinguerlo ed in questo chiasso di voci e desideri evanescenti il nostro Daimon parla ma non abbiamo più orecchi per ascoltarlo.

 




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