Il 4 maggio scatta la fase 2: Covid libera tutti

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Questo periodo di restrizioni ci ha messo a dura prova e soprattutto ha permesso di mostrare al mondo, che anche gli italiani, quando vogliono, riescono ad essere seri e deferenti. La paura ci ha permesso di ritrovare il rispetto delle regole e, salvo qualche caso sporadico, le indicazioni dei numerosi DPCM sono stati su larga base rigorosamente rispettati.

Siamo pertanto tutti in attesa della decisione ufficiale per il 4 maggio, che conferirà maggiori libertà ai cittadini. Abbiamo finalmente scoperto che in Italia oltre ad essere tutti tecnici di calcio e esperti in comportamento animale siamo anche degli impenitenti virologi ed epidemiologi. Certo le varie opinioni che abbiamo avuto finora dagli illustri Medici che si sono alternati nei vari talk show televisivi non ci hanno chiarito le idee, anzi, hanno contribuito in massima parte a crearci sempre più confusione.

Nulla di più sbagliato, oltre al dramma della malattia non dobbiamo dimenticare che si è aperto il dramma della fobia sociale, non più legata a fenomeni di timidezza o bassa autostima, ma indissolubilmente legata alla paura del contagio. Da qui partono le ansie patologiche, le profonde depressioni, gli attacchi panico e i disturbi da stress post traumatico che stano lievitando a dismisura e che il servizio sanitario e il mondo politico non può ignorare. Non solo non può trascurarle, ma anzi ne deve assolutamente tener conto in questa seconda fase, quando obtorto collo le distanze ufficiali si ridurranno.

Rimango meravigliato che ancor oggi non si conoscano con precisione le caratteristiche del virus, la sua sopravvivenza, la sua labilità, il tempo di incubazione della malattia e il decorso della stessa. Altrettanto incerti sono i dati sui tamponi e sulla sensibilità e specificità dei test per la sierologia. Certo sono stati fatti passi in avanti sulla patogenesi, ossia su come evolve la malattia respiratoria indotta da Sars Cov 2 e questo ha permesso di impostare una terapia più mirata e ridurre il numero di malati gravi e morti. Da Medico Veterinario e Biologo mi capita spesso di riferire che in Biologia 2+2 spesso non fa 4, poiché le variabili che possono insorgere in un caso clinico possono essere veramente le più disparate, ma certo la confusione di assunti tanto distanti e discordanti tra loro di importanti virologi ha creato veramente un grande imbarazzo nel mondo scientifico.
L’epidemiologia è una scienza trasversale che si avvale di metodi statistici e matematici che possono aiutare la scienza medica a prendere le giuste decisioni utilizzando studi analitici, studi con meccanismi comparativi e analisi di esperienze vissute. Nonostante il numero elevatissimo di commissioni ed esperti nelle medesime, i dati che emergono sono i più disparati, spesso contraddittori tra loro e senza nessun senso scientifico. Da modestissimo epidemiologo mi sono permesso di dare un’occhiata ai dati dei pazienti deceduti per SARS- COV-2 al 20 aprile nel sito Epicentro dell’Istituto Superiore di Sanità. Da un’attenta analisi emerge che l’età media dei pazienti deceduti è di 79 anni.

La differenza tra l’età mediana, ossia il dato che sta al centro tra i pazienti deceduti e pazienti affetti non deceduti è di 18 anni, 80 anni contro i 62. Un altro dato importante scaturito dall’analisi di 1890 pazienti deceduti per SARS – COV 2 è che il numero medio di patologie osservate in questa popolazione era di 3,3 e solo 70 pazienti su 1890 non aveva nessuna patologia pregressa refertata. La maggior della patologie pregresse erano a carico del cuore, metaboliche (diabete) e respiratorie con ad esempio la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) , patologia che già di per se compromette seriamente le capacità respiratorie degli individui. Questa malattia indicata come BPCO è salita quest’anno al quinto posto come DALY Disability-adjusted life year  che è una misura della gravità globale di una malattia, espressa come il numero di anni persi a causa della malattia, per disabilità o per morte prematura e nel 2030 sarà la terza causa di morte nell’uomo.

Questa patologia è legata al forte inquinamento che sistematicamente peggiora di anno in anno e che, nella nostra città, le prospettive future non prevedono grossi margini di miglioramento. I decessi per SARS – COV 2 inferiori ai 50 anni al 20 aprile sono stati 238 dei 21.551 totali (1,1%). 58 di questi avevano meno di 40 anni, dei quali di 6 di loro non sono disponibili informazioni cliniche, 38 di loro presentavano gravi patologie preesistenti e 10 non avevano patologie di rilievo. Trovo sbagliato porre limiti anagrafici e geografici alla “libertà” indipendente dalla condizioni di salute della popolazione. Presuntuosamente mi permetto di dare suggerimenti di come gestire il rientro al lavoro o alla vita sociale. Innanzitutto ogni cittadino dovrebbe permettere l’accesso al fascicolo sanitario ai Medici dell’Igiene Pubblica, i quali sulla base delle condizioni cliniche del soggetto decideranno e consiglieranno come modulare il rientro del medesimo nella vita sociale e professionale per gestire al meglio e soprattutto con meno rischi la fase 2. In seconda battuta ampliare il più possibile il monitoraggio dei cittadini per avere dati certi e statisticamente significativi sull’evoluzione epidemiologica della malattia e su una possibile evoluzione di un’immunità di popolazione indotta dal virus di campo prima che esca il vaccino e per tenere monitorati eventuali altri focolai che potrebbero insorgere.

Teniamo le dita incrociate.




C'è 1 Commento

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  1. hermann

    bel messaggio grazie. Le chiedo: non ci sono precauzioni semplici per evitare il contagio oltre le mascherine e lavarsi le mani??? e se ci sono perche’ le autorita’ non le rendono pubbliche e le consigliano??? per esempio rafforzare giornalmente le difese immunitarie fa bene?? fa bene la vitamina C?? fan bene 2 limoni spremuti al giorno??? e gli sciacqui giornalieri in bocca con sale grosso van bene ?? sono utili per formare un ambiente alcalino dove i virus perdono la loro virulenza?? grazie per gentile risposta.


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