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Sabato 21.04.2018 ore 23.00
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Vento in poppa


Congratulazioni a Maria Edera Spadoni, nuova vicepresidente della Camera. Prima di lei, tra i reggiani eletti ai vertici di Montecitorio, la storia ricorda Pierluigi Castagnetti (vice) e Nilde Iotti (prima presidente donna).

 
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Il confronto forse impressiona i meno giovani: sarebbe imbarazzante accostare le biografie personali e politiche alla giovane parlamentare pentastellata. E tuttavia, lo zeitgeist questo propone. Dunque, auguri.
 
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Lo tsunami populista non ha risparmiato l'Emilia un tempo rossa, e lo ha fatto con tale forza pervasiva da cogliere impreparato il fu centrosinistra persino nelle sue conseguenze. Bersani, D'Alema e postcomunismo tradizionale si erano convinti che il problema consistesse in Renzi e nel suo tentativo di conquistare l'elettorato ex berlusconiano, sentendosi tradito nei valori tradizionali della sinistra novecentesca. Analisi completamente sballata. L'elettorato postcomunista emiliano ha in gran parte mollato il Pd, ma a vantaggio di Lega e Cinquestelle. La sinistra dei generali di un tempo è ridotta ai minimi perfino dove amministra potere e qualche residuale consenso (Tutino, candidato assessore in carica, ha preso in città un punto in più della lista +Europa, dove manco esiste un numero di cellulare).

 
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Lega e 5Stelle sono andati fortissimo in provincia. Più nello specifico, l'analisi del voto conferma una residua forza del Pd nelle aree inurbate e centrali (classico il caso del seggio ai Parioli, nel centro della Roma-bene) e un crollo clamoroso nelle aree periferiche, dove le urne del 4 marzo hanno stabilito un nuovo evidente bipolarismo.
 
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Le amministrative del prossimo anno promettono di codificare la situazione anche a livello locale e mettere la parole fine al controllo del centrosinistra sulla quasi totalità del territorio emiliano. Presi Comune per Comune, il Pd sembra destinato a perdere realtà storicamente intoccabili non solo in Appennino, ma persino nella Bassa e nella zona ceramiche.
 
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Anche il capoluogo è a rischio. Il traguardo dell'elezione al primo turno per il candidato sindaco di centrosinistra, sinora regolarmente centrato dal '95 in poi, appare oggi una chimera. Tanto è vero che nel Pd locale si va aprendo una discussione aperta e non più semiclandestina sulla riconferma del sindaco in carica, Luca Vecchi: non già per demeriti particolari, che nessuno tra i suoi gli addosso, quanto per l'esigenza di rispondere a quella voglia di cambiamento diffuso che l'elettorato ha fatto emergere dalle urne.

 
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Tra le attuali opposizioni locali, al di là delle infelici uscite del neoeletto deputato della Lega Gianluca Vinci di schietta matrice razzista, centrodestra e M5S sembrano muoversi in direzione opposta.
 
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Contro ogni logica matematico-politica, il fronte di centrodestra sembra intenzionato a rinunciare a una presentazione unitaria per dividersi (come quasi sempre ha fatto) tra liste di partito e liste civiche.
 
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Tecnicamente, sarebbe un errore. Nel voto sull'uninominale in città il centrodestra unito arriva terzo, a soli due punti dai pentastellati: è dunque pienamente in lizza almeno per il secondo posto che garantirebbe la partecipazione al ballottaggio. L'ipotesi di una lista civica che comprenda anche la Lega deve fare i conti con la Lega stessa e con i residui appetiti dei berlusconiani locali, oltre che di una piccola ma accesa frazione di Fratelli d'Italia.
 
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Unito e solitario, invece, sosterrà il proprio candidato sindaco/a il Movimento 5 Stelle, consapevole che in un eventuale ballottaggio godrebbe dei favori del pronostico. Le comunali non sono le politiche, quindi si tratta di individuare con estrema attenzione il profilo del candidato o della candidata migliore. I nomi che circolano oggi sono del tutto prematuri, e ovviamente si tratterà di capire in quali condizioni ci ritroveremo tra un anno (oltre alle amministrative ci saranno le europee, e non vanno escluse eventuali elezioni politiche anticipate).
 
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Di Maio e Salvini hanno il vento in poppa, sono entrambi tentati dalla liquidazione più o meno definitiva del Pd per disegnare l'Italia sul nuovo bipolarismo che si va consolidando (e che prevede, per la sinistra, una funzione meno che marginale). Ma tra i due la sfida è colma di insidie. Per loro, l'ideale sarebbe una soluzione win-win. Trovarla sarà assai complicato.
 


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05/04/18 h. 15.58
Vogliamo le poppe dice:

basta con questo neobigottismo alla Zuckerberg

04/04/18 h. 15.02
Direttore... dice:

...mi parla di vento in poppa, ma mancano aggiornamenti da parecchie radiovasche sul "fronte mare" Tadolini e Castagnoli.

04/04/18 h. 12.53
vento in culo dice:

Delrio 36%
Lorenzin 36,8%

alla faccia del valore aggiunto dell'avere fatto il sindaco.. e la lorenzin è pure di destra.

04/04/18 h. 11.10
il direttore non studia dice:

5,73 in confronto a 3,97 non è un punto in più.. sono 1,76 punti in più. Sul piano nazionale la differenza è stata di uno 0,6. In quasi tutte le città sopra i 150 mila abitanti LeU e Bonino sono andati pari.. che i candidati non facciano una differenza sostanziale se ne sono accorti tutti (strano che il direttore non ci dica che Delrio ha preso praticamente gli stessi voti della Iori.... dato ben più rilevante, dato che parliamo di un leader nazionale) ma almeno i numeri leggeteli prima di scrivere.

29/03/18 h. 20.16
a.c dice:

HO CAPITO ...penso ..e dico secondo lei la componente COMUNISTA fondante di storia di questa città non ha speranza ..siamo in tempo pasquale chissà ...

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