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Due anni dopo, Emilia ancora ferita


Oltre 4 miliardi di euro messi in campo per l’emergenza, l’avvio della ricostruzione e il rilancio dell' economia. Sette famiglie su dieci tornate a casa. 215 lavoratori in cassa integrazione rispetto ai 40 mila iniziali. Sono questi alcuni dei numeri del bilancio della Regione Emilia-Romagna a due anni dal terremoto dell'Emilia.

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"Questo terremoto costerà quello che avevamo previsto costasse. E i tempi della ricostruzione non saranno più lunghi rispetto a quelli di altri che hanno dato buoni risultati finali", ha detto il presidente della Regione e commissario delegato Vasco Errani. "Il percorso è robusto e va avanti grazie all’impegno di tutti: istituzioni, volontari e gli stessi cittadini che dal primo giorno hanno lavorato insieme per ripartire. Non abbiamo promesso e non promettiamo miracoli. Problemi da affrontare ce ne sono ancora e li affronteremo fino all’ultimo giorno".

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Ad oggi il totale delle risorse impegnate ammonta a 4,03 miliardi, più 726 milioni di prestiti senza interessi accesi dalle imprese per il pagamento di tributi, contributi e premi. "Comunque, per completare la ricostruzione, rispetto alle necessità finanziarie ed economiche manca ancora un miliardo, che contiamo di ottenere nei prossimi mesi, unitamente alla fiscalità di vantaggio. Sarà un percorso difficile per il quale, però, ci impegneremo fino in fondo", ha concluso Errani.

Dopo le due scosse principali, quelle del 20 e del 29 maggio 2012, il territorio colpito ha fatto registrare 19mila famiglie che avevano lasciato le proprie abitazioni, di cui 16mila (per un totale di 45mila persone coinvolte) avevano chiesto assistenza; 14mila edifici residenziali danneggiati; 13mila attività economiche danneggiate (capannoni e impianti aziende agricole, negozi); 1.500 edifici pubblici e strutture socio-sanitarie lesionati.

All'epoca erano oltre 40mila i lavoratori in cassa integrazione, scesi oggi a 215. L’area del sisma, in cui si realizzava il 2% del Pil italiano, ha interessato 58 comuni (di cui 4 capoluoghi di provincia), due comuni per i danni produttivi e diversi comuni limitrofi con danni puntuali a edifici pubblici e privati.

La ricostruzione vera e propria è iniziata 14 mesi fa con il riconoscimento del 100% del contributo per i danni subiti (Dpcm di febbraio 2013). Tra gli altri indicatori della ricostruzione figurano le 6.345 pratiche presentate per ricostruire abitazioni e imprese per un totale di 1,9 miliardi, di cui 960 milioni registrati dalla piattaforma Mude (5312 abitazione) e 934 milioni registrati dalla piattaforma Sfinge (1.033 imprese).

Sono stati 110 gli enti pubblici attuatori degli interventi e 1.200 i professionisti al lavoro (registrati da Mude con ruolo di progettista architettonico), numero che raddoppia se si considerano tutti quelli che a vario titolo sono intervenuti nella costruzione, oltre a 1.600 imprese esecutrici dei lavori (senza contare le aziende subappaltatrici). Rispetto agli anni di attività ordinaria le pratiche edilizie nei Comuni sono più che raddoppiate. 23 milioni sono serviti per la rimozione di 595mila tonnellate di macerie con l’apertura di 1.764 cantieri, di cui oggi 1.562 già chiusi.

Le famiglie che percepiscono un sostegno, trovandosi in soluzioni provvisorie, sono complessivamente 5.831 (le cui abitazioni per l’80% con danno E, che prevede una riparazione più complessa e con tempistiche lunghe), il 30% di quelle inizialmente coinvolte.

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Il contributo di autonoma sistemazione (Cas) è stato messo a disposizione di coloro che, in attesa del ripristino della propria abitazione, hanno preferito trovare un’autonoma soluzione abitativa. Questa soluzione è stata scelta dall’80% delle famiglie. Delle 15mila famiglie iniziali quelle che lo utilizzano ancora oggi sono 4.691 (l’85% delle quali ha un’abitazione con danno E), corrispondenti a 11.900 persone, ovvero il 30% degli assistiti iniziali.

Per gli alloggi in affitto la misura prevede che il canone di locazione sia a carico dei fondi per la ricostruzione gestiti dal commissario. Dalle 550 iniziali le famiglie beneficiarie ora sono scese a quota 320 (l’80% delle quali con case con danno di tipo E), con un calo di oltre il 40%.

Per quanto riguarda i moduli abitativi prefabbricati (i cosiddetti Map), questi sono stati destinati a tutti coloro che non ritenevano di trovarsi nelle condizioni per affrontare il mercato dell’affitto o per organizzarsi autonomamente. Ne sono stati realizzati 977, allestiti nei comuni più danneggiati, soprattutto nel modenese, e assegnati alle famiglie tra dicembre 2012 e gennaio 2013. Oggi dei 220 Map rurali ne risultano occupati 200, che ospitano 600 persone tra agricoltori e dipendenti che necessitavano di restare in loco per esigenze produttive.

Dei 757 Map urbani, invece, ne risultano occupati 620, per un totale di circa 2mila persone. Di questi, 100 nuclei familiari hanno un’abitazione con un danno di tipo B e si prevede l’uscita entro il 2014, mentre per altre 300 famiglie con situazioni più complesse si prevede l'addio a questo tipo di sistemazione entro il 2015.

Per i nuclei senza percorso certo di rientro le azioni messe in campo prevedono la sistemazione derivante dal ripristino degli alloggi pubblici Acer (programma di intervento da 40 milioni) e l’acquisto di nuovi alloggi pubblici (170-180, per i quali sono stati messi a disposizione 25 milioni di fondi regionali per i 17 comuni più colpiti), mentre i nuclei che già prima del sisma alloggiavano in situazioni precarie o irregolari entreranno in un percorso sociale, gestito dai comuni, con risorse extra-terremoto.

Delle 5.312 domande di contributo in iter per le abitazioni (edifici, comprensivi di abitazioni e locali a uso produttivo e commerciale), 2.986 sono le ordinanze di pagamento per 440 milioni di contributi concessi. Le prenotazioni per accedere al contributo sono 7.305. Le domande e le prenotazioni (12.617 edifici) rappresentano il 90% dei danneggiati: i cantieri a oggi ultimati sono 1.572 (oltre il 50% delle domande finanziate).

Il costo medio per pratica/edificio risulta di 60mila euro per i B e C; 235mila euro per gli E0 (meno gravi); 438mila euro per gli E1, E2, E3 (più gravi). L’entità dei contributi concessi aumenta con la complessità degli interventi.

Delle 1.033 domande di contributo presentate per le imprese (immobili, beni strumentali, scorte e delocalizzazione) sono 512 i decreti di concessione per 342 milioni. Le prenotazioni per accedere al contributo sono 3.998. Le domande e le prenotazioni (5.031 imprese) raggiungono quota 8.016 unità se si considerano anche 2.985 immobili a uso produttivo e commerciale registrati dalla piattaforma Mude in quanto inseriti in edifici.

Il costo medio per pratica risulta per l’industria di un milione e 121mila euro, per l’agricoltura di 589mila euro, per il commercio di 388mila euro. Gli interventi di ricostruzione si sono concentrati per oltre il 60% nei comuni modenesi di Concordia, Cavezzo, Finale Emilia, Mirandola, Medolla, Novi e San Felice sul Panaro. La maggior parte riguarda gli immobili (circa il 76%) del totale, a seguire i progetti per il ripristino dei beni strumentali (13%), la ricostituzione delle scorte (7%) e la delocalizzazione temporanea (4%).

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Si tratta prevalentemente di imprese di piccole e medie dimensioni (67%). La maggior parte dei progetti non oltrepassa i 500mila euro di contributo (79%), mentre in 8 casi si supera la soglia dei 10 milioni, che da soli rappresentano oltre il 50% dei contributi concessi. Netta la prevalenza della meccanica, seguita dal settore agricolo e immobiliare.

Quasi tutte le imprese sono riuscite a non interrompere completamente l’attività produttiva attraverso soluzioni temporanee di delocalizzazione o distribuzione delle commesse alla propria rete di imprese collegate o in collaborazione, attenuando così l’impatto in ambito occupazionale.

Oltre ai contributi per la ricostruzione delle imprese sono state previste numerose forme di sostegno, tra cui gli aiuti per gli investimenti in ricerca e sviluppo e i contributi con fondi Inail a favore delle imprese con carenze strutturali nei capannoni e per le quali fosse necessario aumentare la sicurezza.

Per il sostegno agli investimenti produttivi, con il ricorso alle risorse del Fesr, sono state raccolte 1.297 domande per un contributo richiesto pari a 134 milioni. Ne sono state finanziate 950 per un totale di 92 milioni. La dotazione messa a disposizione dall’Inail è di 74 milioni: finora, a fronte di 775 domande presentate, per un valore complessivo di 29 milioni, sono state assegnate risorse per 19 milioni.

Per garantire una rapida ripresa del sistema agricolo e agro-industriale, caratterizzato da industrie alimentari e imprese agricole specializzate nella produzione di Dop e Igp, la Regione ha attivato numerosi interventi destinati al finanziamento della ricostruzione di immobili, impianti e macchinari. Sono pervenute 1.357 prenotazioni, localizzate principalmente a Mirandola, Finale Emilia, San Prospero, San Felice sul Panaro, Novi di Modena, Medolla, Concordia sulla Secchia, Cento, Bomporto, Carpi e Poggio Renatico.

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Con le risorse rese disponibili dal fondo di solidarietà Feasr (Fondi europei agricoli per lo sviluppo rurale) sono state finanziate complessivamente 1.688 domande per un ammontare di 122 milioni. Per quanto riguarda le misure per l’ammodernamento delle aziende agricole sono state ammesse 695 domande per un ammontare dei contributi di circa 44 milioni e l’attivazione di quasi 119 milioni di investimenti.

Per quanto riguarda l'aumento del valore aggiunto dei prodotti agricoli e della loro trasformazione e commercializzazione sono state ammesse 39 domande per quasi 19 milioni di contributi, con un volume di investimenti che sfiora i 59 milioni. Per quanto riguarda il ripristino del potenziale produttivo danneggiato sono state 524 le domande ammesse per un contributo di 38 milioni e oltre 47 milioni di investimenti previsti. Alla prevenzione e al miglioramento sismico sono stati destinati oltre 21 milioni di contributi.

Sul piano della ricostruzione pubblica sono stati finanziati e realizzati circa 2mila interventi (per oltre 200 milioni) di opere provvisionali e di somma urgenza per riaprire le “zone rosse”, per mettere in sicurezza chiese, monumenti e opere idrauliche, per ripristinare la viabilità, per facilitare il rientro di coloro che avevano le abitazioni con rischio esterno.

Sono state costruite 12 sedi di municipi temporanei per la continuità dei servizi pubblici. A maggio 2012 erano inagibili 570 scuole (70mila studenti coinvolti): in pochi mesi sono state riparate le scuole con danni di tipo B e C e sono stati costruiti 30 edifici scolastici temporanei (Est), 32 prefabbricati modulari scolastici (Pms) e 26 palestre scolastiche.

Il Programma per le opere pubbliche, i beni culturali e l'edilizia scolastica ha previsto 1.540 interventi per un miliardo e 354 milioni. Il Piano operativo 2013-2014 ha stanziato 537 milioni per 664 interventi: 179 interventi per opere pubbliche per 131 milioni; 363 interventi per beni culturali per 288 milioni; 122 interventi per scuole e università per 123 milioni.

Sono stati realizzati, dopo le scosse, interventi di ripristino in ospedali e strutture socio-sanitarie per un totale di 156 milioni. Sono state predisposte misure per sostenere la rinascita dei centri storici, che si aggiungono a quelle già emanate - in particolare attraverso le Umi - i piani urbanistici della ricostruzione e i piani per il ripristino degli edifici pubblici e dei beni culturali.


Ultimo aggiornamento: 20/05/14

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